“È Buono”, il gelato che fa rete

Abbiamo intervistato Boris Puggia, responsabile della comunicazione di "È Buono", cooperativa sociale il cui obiettivo è creare laboratori di produzione di gelato artigianale di qualità. Ci ha raccontato come hanno affrontato questo 2020 e l'importanza di fare rete tra realtà locali.

Foto dalla pagina Facebook è Buono Gelateria Artigianale.

La Cooperativa Sociale “È Buono” nasce per creare delle opportunità di lavoro per i giovani attraverso il gelato – una delle eccellenze del made in Italy – preparato con una lavorazione completamente artigianale e materie prime di alta qualità.

L’obiettivo è realizzare laboratori di produzione di gelato artigianale e punti vendita gestiti da giovani provenienti da situazioni di vita esterna alla famiglia d’origine, ovvero comunità per minorenni, case famiglia e affidi familiari. Abbiamo intervistato Boris Puggia, responsabile della comunicazione.

Il focus di oggi è il quartiere del centro storico. Come avete affrontato la pandemia e qual è stato l’impatto?

Il 6 marzo abbiamo fatto la tradizionale riapertura stagionale, ma l’11 marzo abbiamo deciso di chiudere il negozio per la situazione che stava precipitando. Dal 10 aprile abbiamo iniziato il servizio a domicilio, decidendo di reinventarsi. Benjamin, il nostro gelatiere, ha iniziato a occuparsi delle consegne insieme a Karima, un’altra nostra dipendente, io rispondevo alle telefonate e organizzavo l’itinerario. Dal 25 aprile abbiamo aperto il negozio per l’asporto.

Da quest’estate abbiamo portato la nostra “bici-gelato” di Bologna a Bosco, nella piazza principale. Lì, “Terra Cimbra” ha venduto il suo gelato. Il nostro furgoncino-gelati poi ha viaggiato tutti i weekend estivi per le malghe veronesi. I nostri clienti hanno trovato interessante quest’iniziativa, seguendo i nostri spostamenti su instagram.

Abbiamo organizzato una degustazione anche con “GrapeHeart Gin“, della Valpolicella, e anche quello è stato un evento molto interessante. Per questioni numeriche il numero di partecipanti era limitato, abbiamo quindi diviso l’iniziativa in due turni, ospitati dall’Alveare Marconi.

In estate portavo il gelato il martedì al Centro Pastorale dei Minori Monsignor Carraro: avevamo così l’occasione di scambiare due chiacchiere con i ragazzi condividendo una merenda. Abbiamo fatto tante attività, proseguendo con le esperienze e il target è cambiato, prima al 99% erano stranieri, quest’estate abbiamo cercato di indicizzarci maggiormente sui veronesi, poco presenti nelle scorse edizioni.

Abbiamo stretto poi una collaborazione con L’Officina dei Sapori, e con loro abbiamo presentato i nostri gelati ai loro clienti e addirittura abbiamo creato un gusto speciale solo per loro: ricotta di capra e cannella. Quindi nel complesso la difficoltà dell’emergenza sanitaria ci ha stimolati a reinventarci. Siamo andati a trovare le persone, laddove loro non potevano arrivare da noi. Abbiamo poi preso parte a Le piazze dei sapori, permettendoci di ottenere più visibilità da chi ancora non ci conosceva. Mai come in questo momento “fare rete” è stato necessario.