Detriti in Adige, ingegneri: «Un potenziale pericolo»

«L’asta fluviale dell’Adige in città è ben tenuta, gli elementi di criticità sono pochi grazie alla costante attività del Genio Civile. Un tratto però da tenere monitorato per lo sviluppo della vegetazione è la sponda sinistra dell’ansa di Santo Stefano, a monte del ponte Pietra, spesso sede di proliferazione di vegetazione di medio fusto». Queste le parole di Simone Venturini, della commissione idraulica dell’Ordine degli Ingegneri di Verona.

Venturini evidenzia che le pile particolarmente ingombranti del ponte e l’elevata energia della corrente in esterno di curva rischiano di asportare vegetazione che potrebbe incastrarsi tra le volte. «Ciò potrebbe far innalzare il livello a monte con conseguenze negative anche sulla capacità di scarico di alcune zone depresse come Portoni Borsari e via Prato Santo», prosegue il professionista, facendo comunque notare che il tema della rimozione della vegetazione vale per tutti i fiumi e per tutti i tratti.

Del resto, proprio la presenza dei detriti in acqua, ha rappresentato la massima preoccupazione per l’assessore alla Protezione Civile, Daniele Polato, durante la recente piena dell’Adige.

«Il blocco della vegetazione contro le pile e gli impalcati dei ponti è un’evenienza molto pericolosa che può comportare anche il crollo dei ponti e l’esondazione o la tracimazione degli argini a monte», insiste Venturini, sottolineando che la fascia tra alzaia e fiume è sempre stata storicamente libera dalla vegetazione.

«Un paio di anni fa, proprio a causa della vegetazione incastrata è crollato un ponte sul fiume Adda a Cremona», ricorda il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Verona, Andrea Falsirollo. «L’attività d manutenzione dell’alveo dell’Adige, talvolta a torto contrastata da chi denuncia un apparentemente ingiustificato taglio degli alberi, rappresenta di fatto un indispensabile strumento di prevenzione».

Qualche mese fa l’Ordine aveva espresso il proprio apprezzamento per l’attività del Genio Civile di Verona che aveva provveduto a rimuovere una folta vegetazione di medio ed alto fusto lungo le rive dell’Adige, poco a monte della diga del Chievo. «Si trattava di essenze non di pregio, di recente sviluppo, che sarebbero state soggette a facile asportazione da parte della corrente – dice Venturini – la piena di questi giorni ha messo in luce come quell’intervento sia stato tempestivo e opportuno. Alcuni grossi tronchi si sono bloccati comunque contro le pile dei ponti Risorgimento, Garibaldi e Scaligero, ma di certo la situazione avrebbe potuto essere ben peggiore».

Insiste Falsirollo: «La manutenzione, sia nel campo dell’idraulica ma più in generale delle opere e delle infrastrutture dell’ingegneria civile, costituisce oggi una vera emergenza e va considerata una priorità».

Proprio di questo si parlerà domani, 4 settembre, durante il webinar promosso dall’Ordine degli Ingegneri di Verona che, a partire dalla tragica vicenda del ponte Morandi e dalla ricostruzione del nuovo viadotto a Genova, darà voce ai protagonisti dell’opera e agli amministratori locali per evidenziare la necessaria e indispensabile manutenzione. L’appuntamento è alle 14.30 previa iscrizione sul sito stesso dell’Ordine.

Conclude Venturini: «Facciamo un appello agli enti locali e regionali perché riservino alla manutenzione risorse adeguate, un tema addirittura prevalente rispetto a quello della costruzione di nuove opere. L’intervento di ripristino avviato di recente sul cavalcavia di viale Piave è un ottimo esempio di buona prassi e l’emergenza, oggi come oggi, è sempre più di adeguare le infrastrutture alle nuove esigenze, dotandole delle necessarie caratteristiche di adattamento ai cambiamenti climatici e all’inserimento ambientale».