Decreto Sostegni bis, Confartigianato lancia allarme credito

Confartigianato lancia un campanello d'allarme: con il Decreto Sostegni bis vi sono infatti meno garanzie sui prestiti alle imprese. Iraci Sareri: «Imprese e banche hanno chiesto al Governo soluzioni per continuare a garantire la necessaria liquidità alle imprese».

Roberto Iraci Sareri e Roberto Boschetto confartigianato
A sinistra Roberto Iraci Sareri e a destra Roberto Boschetto.

Confartigianato Imprese Veneto lancia l’allarme sul credito. «Il decreto legge Sostegni bis che a ore sarà varato dal Consiglio dei Ministri – dichiara Roberto Boschetto, Presidente della Federazione regionale di Confartigianato –, riduce le garanzie statali sui crediti, che pure estende nel tempo. Una misura finora poco discussa ma che rischia di riguardare, in Veneto, oltre la metà dei 191.649 dossier contratti dalle aziende con le loro banche. In particolare, nella nostra regione, ad essere penalizzati saranno soprattutto quelli che riguardano erogazioni superiori a 30mila euro. I crediti sotto questa fascia, che in regione riguarda “solo” il 48,5% dei casi, il dato più basso della penisola, e il 10,1% delle somme garantite, la copertura del Tesoro cala dal 100% al 90%, ma, sugli importi più alti, che nella nostra regione valgono il 51,5% delle pratiche e 17 mld di euro e il 90% dell’erogato, la limatura andrà dal 70 fino al 60% in base alla durata (era il 90%). Il rischio che corriamo – sottolinea Boschetto – è una contrazione dei prestiti proprio ora che ce ne più bisogno». 

Dalla periodica analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Veneto sui dati messi a disposizione dal Fondo Centrale di Garanzia, emerge che in Veneto, dall’avvio del Decreto Liquidità a maggio 2021, su un totale di 191.649 domande presentate dalle imprese (in Italia sono 2.032.406) per un importo complessivo di 19 mld di euro di credito (su un totale di 164mld e 790 milioni euro), il 48,5% (dato più basso d’Italia) riguarda quelle sotto i 30mila euro per quasi 2 mld di euro di credito. Pertanto la maggior parte delle richieste, esattamente 98.597 per un importo di 17 mld di euro, hanno riguardato richieste che godevano della garanzia statale del 90%.   

Lo spostamento dell’interesse delle imprese venete sullo strumento più importante risulta ancora più evidente se si analizza l’andamento delle richieste limitatamente agli ultimi 4 mesi del 2020 ed al primo quadrimestre del 2021. L’incidenza percentuale delle domande sotto i 30 mila euro (tra settembre e dicembre) si attestava, in Veneto, al 38% (25.336 domande per 510 milioni di euro), incidenza crollata al 17,5% (9.130 domande per 182 milioni di euro) nei primi 4 mesi del 2021.

Roberto Iraci Sareri, Presidente di Confartigiantao Imprese Verona e Vicepresidente regionale

«A fronte di questi dati acquista ancora più valore la richiesta, presentata dalla nostra Confederazione assieme all’ABI ed alle rappresentanze nazionali delle imprese, con una lettera alle Istituzioni italiane, di continuare a garantire la necessaria liquidità alle imprese. La crisi sanitaria determinata dal Covid-19 infatti, continua a incidere negativamente sulle attività di impresa. In provincia di Verona sono 35.073 le operazioni arrivate ai Fondi di Garanzia a seguito dei provvedimenti introdotti dai Decreti “Cura Italia” e “Liquidità” fino all’11 maggio 2021, per un importo finanziato di 3 miliardi e 400 milioni. Le operazioni fino a 30mila euro sono 17.304, per un totale di 355,50 milioni».

Con riferimento specifico alla liquidità delle imprese, nel documento di richieste presentato dal mondo delle imprese e delle banche è stata sottolineata la necessità di una proroga delle cosiddette moratorie, che queste possano esplicare i loro effetti senza soluzione di continuità con le moratorie in essere e che siano di automatica applicazione, evitando complicazioni burocratiche. Mentre dal lato dei finanziamenti garantiti, la prosecuzione della crisi, di particolare profondità soprattutto in alcuni settori economici, rende ineludibile una proroga delle misure del DL Liquidità in coerenza con la proroga concessa dall’Ue con il Temporary Framework sugli aiuti di stato.

Inoltre, è ritenuto essenziale, per scongiurare il rischio che le imprese vadano in difficoltà, che la durata dei finanziamenti garantiti venga significativamente prolungata mantenendo invariato il grado di copertura della garanzia pubblica così da prevedere incentivi adeguati ad allungare i piani di rimborso. La durata va portata ad almeno dieci anni, ma va considerato che vi sono settori particolarmente colpiti che hanno urgente necessità di interventi più incisivi, anche modificando le regole del Temporary Framework.

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Necessario che le modalità di accesso al Fondo di Garanzia PMI e alle garanzie Ismea non subiscano delle modifiche almeno fino al 31 dicembre 2021, anche con riferimento alle imprese agricole e a quelle non rientranti nella definizione europea di piccole e medie imprese. Andrebbero comunque favorite le operazioni di rinegoziazione del debito, attraverso idonei strumenti di garanzia offerti dal Fondo di garanzia per le PMI, Sace ed Ismea.

Infine, è stato chiesto di equiparare le condizioni di accesso alla “Garanzia Italia” a quelle previste per il Fondo di garanzia PMI e ampliare la possibilità di accesso alle misure di sostegno alla liquidità anche alle imprese ammesse a piani di ristrutturazione prima dell’avvio della pandemia e che si sono trovate in difficoltà a rispettare tali piani a seguito degli effetti della pandemia.

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