Dal Moro: «Sul Catullo una cappa di silenzi e omertà»

Il deputato veronese del PD Gianni Dal Moro affida a un post su Facebook il suo pensiero sull'aeroporto scaligero, marchiando come errore (parlando di svendita) la scelta di quattro anni fa di passare sotto l'ala di Venezia.

Parla di svendita dell’aeroporto di Verona alla concorrenza di Venezia, avvenuta quattro anni fa, l’onorevole deputato del PD Gianni Dal Moro che oggi su Facebook ha scritto un lungo post per precisare alcuni punti che riguardano lo scalo veronese..

«In spregio ai più elementari principi della libera concorrenza e della trasparenza così come confermato da Anac, l’aeroporto è passato sotto il dominio di Venezia senza una gara pubblica e oggi i risultati di quella scelta sbagliata sono sotto gli occhi di tutti. – afferma Dal Moro – Si racconta ora che i soci pubblici veronesi di Areogest starebbero per rinnovare i patti para sociali con Save o addirittura sarebbero intenzionati a far salire Save nella quotazione societaria. Mi auguro che la presunta notizia sia priva di fondamento».

«A Verona non c’è più nulla di cui stupirsi è calata attorno al tema dell’aeroporto una cappa impenetrabile di silenzi e omertà. – prosegue il deputato DEM – La compagine azionaria continua ad essere divisa: Comune di Verona e Camera di Commercio con in primis Confindustria rimangono i principali sostenitori di Save mentre la Fondazione Cariverona rimane in conflitto con gli altri soci veronesi, Provincia di Verona e di Trento diciamo sono equidistanti. La posizione del Sindaco Sboarina e della sua amministrazione rimane incomprensibile. Si convocano tavoli per discutere di tutto ma non si può parlare dell’aeroporto nonostante le ripetute richieste».

«Il sistema aeroportuale del Garda Verona e Brescia poteva essere e può ancora diventare una grande occasione di sviluppo per un’area tra le più dinamiche e attrattive del nord dell’Italia. – conclude Dal Moro – Sono anni che ascoltiamo promesse di investimenti e di rilancio del nostro aeroporto: i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Non c’è da stupirsi l’ingresso di SAVE è avvenuto senza la sottoscrizione di un programma di sviluppo e con dei patti para sociali che lasciava il controllo di fatto a Save. Qui non è in campo una battaglia politica, ma una battaglia per il futuro delle nostre imprese, dei nostri giovani, del nostro turismo. Lo dico ai tanti anche del centro destra, della Lega che so che la pensano come me, non possiamo più subire. Serve subito una gara internazionale per scegliere un socio forte che voglia realmente far crescere Verona, che investa centinaia di milioni non poche decine. Un socio internazionale con una visione di lungo termine».