Criptovalute, in Gran Guardia una giornata di studi sul lato oscuro del web
Bitcoin, monero, deep web. Questa mattina alla Gran Guardia la giornata di studio dedicata alle criptovalute. Promossa dalla Guardia di Finanza con il patrocinio dell’Università di Verona, ha cercato di fare chiarezza sul funzionamento e sulla possibile regolamentazione di un fenomeno dalle infinite applicazioni, legali e non.
Il sindaco Federico Sboarina, il presidente del Tribunale di Verona Antonella Magaraggia, il presidente di Confindustria Verona Michele Bauli, il prorettore vicario dell’Università scaligera hanno portato i saluti istituzionali, lasciando poi la parola agli esperti e professionisti del settore, coordinati dal comandante provinciale della Guardia di Finanza Carlo Ragusa.
Tra gli aspetti affrontati nel corso della discussione, sono emersi temi legati all’uso delle criptovalute che per la lor natura decentralizzata e anonima sono spesso legate alla criminalità organizzata e al terrorismo. Già nel 2015 – hanno evidenziato le forze dell’ordine durante la mattinata – sono state trovate tracce di attività illecite e di riciclaggio tramite criptovalute, alcune più pericolose di altre.
Roberto Flor, docente di Diritto penale dell’ateneo scaligero, ha analizzato le possibili applicazioni del diritto penale nel cybercrime informatico. Eugenio Fusco, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano ha analizzato la tutela penale del dato informatico. Massimiliano Sala, docente di Algebra dell’università di Trento, ha spiegato le criptovalute dal punto di vista di un crittografo.
«La blockchain può avere moltissimi usi importantissimi – ha spiegato il professor Sala a margine del sul intervento – penso per esempio al voto elettronico, ma anche a situazioni che richiedono una lunga tracciabilità nel tempo, come i diplomi di laurea. Tutte quelle situazioni che richiedono una validità legale sarebbero perfette per la blockchain».
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