Le banche del territorio tornino a parlare con le imprese

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Il Veneto e Verona, al netto dei casi aziendali specifici, hanno ancora un ruolo preminente nel mosaico del sistema bancario. Questa una delle considerazioni emerse lo scorso 23 novembre alla decima edizione della Settimana Veronese della Finanza organizzata da Verona Network. Il convegno ha messo allo stesso tavolo imprese, risparmiatori e realtà finanziarie per tentare di recuperare quel dialogo  compromesso da vecchie e recenti ferite.

di Redazione

Come recuperare la fiducia in un clima di profonda diffidenza che sembra regnare da anni tra i principali interlocutori, operatori finanziari e imprenditori, esasperatosi dopo il trauma di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza? L’ultima edizione della Settima Veronese della Finanza, dell’Economia e del Lavoro, promossa dall’associazione Verona Network al Palazzo della Gran Guardia, ha cercato di rispondere a questa e ad altre domande mettendo di fronte rappresentanti del mondo del credito, delle imprese e i risparmiatori.

L’attuale congiuntura sta aprendo un orizzonte, seppure timido, di speranza, confortata dal 1,8% del PIL nazionale che se non fa gridare alla ripresa, di certo richiama l’attenzione sulla necessità di ritrovare un dialogo perduto. Anche e soprattutto perché il Veneto e Verona sono e rimangono un tassello di fondamentale interesse nel mosaico del sistema bancario.

Numerosi gli ospiti intervenuti in Gran Guardia, le cui dichiarazioni (riportate di seguito, ndr) lasciano intendere una volontà di cambiare passo. Ad intervallare i relatori anche alcuni video interventi: dal Senatore Pierpaolo Baretta, sottosegretario del Ministero dell’Economia e delle Finanza, all’On. Daniele Capezzone, membro della Commissione d’inchiesta parlamentare sul sistema bancario e finanziario per finire con Tiziano Turati, Direttore Generale Valpolicella Benaco Banca.

On. Domenico Menorello, membro della Commissione Finanze alla Camera dei Deputati

«Quello che è successo alla finanza veneta quella notte di giugno (in cui Banca Intesa San Paolo ha rilevato Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca al prezzo di 1 Euro, ndr) è qualcosa che coinvolge tutti. 10 miliardi di ricchezza bruciata dai due istituti veneti non potranno mai essere recuperati. Ora bisogna fare chiarezza e impostare il lavoro sulla trasparenza, a tutto tondo, del sistema bancario. Oggi oltre il 70% dei debiti delle imprese sono contratti con l’oligopolio costituito dagli istituti bancari. Bisogna raddrizzare la visione perché la finanza non è lo scopo: lo scopo è la produzione».

Maurizio Faroni, direttore generale Banco BPM

«Anche nella nuova veste giuridica di SpA, Banco Bpm continua a mantenere il suo ruolo di banca del territorio. Tra i nostri obiettivi c’è l’aumento del passo creditizio in Veneto, specie nella parte centro-orientale, oggi la meno presidiata. Abbiamo in corso una serie di incontri con le imprese e le associazioni territoriali in tutte le principali province venete, di recente a Treviso e Padova. Il Veneto rimane centrale per noi e rappresenta, con il 10,5% di quota di mercato di impieghi alle imprese, un tassello fondamentale del nostro piano industriale. Così come il contesto scaligero: nei primi 9 mesi del 2017 abbiamo erogato alle imprese della provincia di Verona quasi 3,5 miliardi di Euro».

Renato Della Bella, presidente Apindustria Confimi Verona

«Le aziende e le PMI stanno provando a reagire. Ma le sfide odierne come la digitalizzazione richiedono investimento. Il primo passo è superare la totale sfiducia tra gli interlocutori. Serve un approccio più lungimirante che non si nutra più di sistemi di erogazione superati, tra anticipo fatture e fidi. Vanno accorciati anche i tempi di delibera per l’erogazione, in modo che tengano conto delle esigenze di pianificazione dell’impresa. Le banche per dire che sono “del territorio” non devono fare il filo solo a chi sta già bene, ma guardare a quelle PMI con rating medio, che spesso non vengono neanche prese in considerazione».

Andrea Bissoli, presidente Confartigianato Verona

«Le banche devono entrare nei corridoi della produzione. Devono guardare le nostre mani di persone che lavorano e producono, prima di correre dietro ai freddi numeri. In questo chiamiamo in causa anche la politica, abbiamo consegnato recentemente in Prefettura un dossier dove evidenziamo le luci e le ombre della Legge di Bilancio. In tema di evasione fiscale, si va a bussare sempre alle stesse porte. Gli imprenditori onesti si accollano le colpe di chi lavora in maniera “fantasiosa” e assolutamente disonesta».

Valentino Trainotti, direttore generale Banca di Verona

«Il modello di banca tradizionale come motore di sviluppo sul territorio che mantiene la ricchezza in loco non funziona più. Il contesto è cambiato per le imprese ma anche per le banche. Nel nostro caso la riforma delle banche a Credito Cooperativo è una vera e proprio rivoluzione: la legge prevede l’obbligo di aderire ad un gruppo bancario. Una rivoluzione certo, ma anche una grande possibilità per le piccole e micro-imprese, perché si costituirà il primo gruppo bancario a totale partecipazione italiana (con 154 banche a credito cooperativo, ad esempio parlando del nostro contesto, ndr) che manterranno la propria autonomia gestionale. La sfida per noi sarà quella di tenere fede, anche e soprattutto con il panorama mutato, alla peculiarità territoriale che ha sempre contraddistinto il nostro modello».

Paolo Gesa, direttore business Banca Valsabbina

«Per quanto riguarda le imprese, sicuramente il 4.0, a cui noi abbiamo dato molta attenzione, è stato un bel volano per la ripresa degli investimenti, almeno sul veronese e sul territori in cui siamo presenti. Le banche, dal loro canto, per garantire i crediti deteriorati sono costretti dalla normativa a trattenere molto del capitale che potrebbe essere erogato. Noi banche avremmo bisogno di una moratoria di regole, il continuo cambio di normativa ha un costo anche in termini di performance e della nostra efficacia».