Confartigianato trasporti, appello al Governo per modificare il Dpcm

«La chiusura bar e ristoranti alle 18 trasformerà in campeggiatori tutti i lavoratori e gli artigiani in trasferta che, per raggiungere il luogo di intervento e lavoro, sono costretti a viaggiare» afferma il presidente di confartigianato Roberto Iraci Sareri.

Tra le tanti e gravi conseguenze, la chiusura di bar e ristoranti alle 18 imposta dall’ultimo Dpcm del 24 ottobre, trasformerà tutti coloro che lavorano in trasferta e che, per raggiungere il luogo di intervento e lavoro sono costretti a viaggiare, in “campeggiatori” che si dovranno, prima dotare poi accontentare di pasti al sacco, consumati seduti su un muretto o a bordo dei veicoli.

«Se da un lato – spiega Roberto Iraci Sareri, Presidente di Confartigianato Imprese Verona – sulla rete autostradale è garantito il servizio di ristoro, non si può certo dire che la chiusura di bar e ristoranti alle 18 aiuti tutti i lavoratori fuori sede. Per la categoria degli Autotrasportatori, ad esempio, non si tratta solo di un dettaglio di civiltà: nel trasporto professionale di cose, infatti, si deve sempre garantire un riposo, quindi anche un ristoro e pasti fruibili con dignità in apposite strutture e non come campeggiatori on the road».

«La questione, dunque, è stata sollevata dal mondo dell’autotrasporto professionale, ma in realtà coinvolge anche Manutentori, Installatori di Impianti, Edili e numerosi altri lavoratori e operatori fuori sede, che, dunque, pare non abbiano diritto ad una cena consumata con la dignità che meritano» prosegue Iraci Sereri. «Se, in deroga all’obbligo di chiusura anticipata alle ore 18 degli esercizi di somministrazione di cibi e bevande, si individuano le uniche eccezioni delle aree di servizio poste lungo la rete autostradale – continua Iraci Sareri – si condannano vaste aree del paese non raggiunte dalle autostrade all’impossibilità di ristorare i lavoratori, che ad esempio, nel caso degli autotrasportatori, è prevalentemente svolto in orario notturno. Senza contare che la chiusura di tali esercizi comporta, nella stragrande maggioranza dei casi, anche la chiusura dei servizi igienici, delle docce e di quant’altro sia presente e realizzato per una sosta ristoratrice».

«Gli autotrasportati – aggiunge Paolo Brandellero, Presidente di Confartigianato Trasporti Verona – sono mesi che chiedono di veder riconosciuto il loro ruolo strategico nelle le filiere economiche del Paese e continuano a non venire in alcun modo tutelati. Inizialmente acclamati come eroi, con questo provvedimento diventano a tutti gli effetti degli “accattoni“».

«Confartigianato Trasporti, assieme a tutte le sigle dell’autotrasporto italiano, ha scritto una lettera al Presidente Conte, al Ministro dei Trasporti De Micheli e al Ministro dell’Interno Lamorgese, per chiedere che le deroghe alla chiusura anticipata alle 18 previste per gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande siti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le autostrade, possano essere estese alle aree di sosta attrezzate per veicoli industriali, – continua Paolo Brandellero, Presidente di Confartigianato Trasporti Verona – nonché nelle aree interportuali e di scambio intermodale, oltre che nelle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le strade di grande comunicazione e sulle strade statali dei territori non raggiunti dalla rete autostradale».

«Una richiesta di buon senso – conclude Iraci Sareri, Presidente provinciale di Confartigianato – che andrebbe ad aiutare anche tutti i lavoratori costretti a mettersi in strada per raggiungere il luogo di intervento e lavoro».