Colline Terrazzate della Valpolicella, accolta la domanda per il “Registro nazionale”

Accolta la domanda dal Mipaaf per l'iscrizione a paesaggio storico delle Colline Terrazzate della Valpolicella Classica. «La Valpolicella Classica, ovvero storica, ha bisogno di ritrovare la propria identità culturale» afferma Renzo Bighignoli, presidente di Cantina Valpolicella Negrar, capofila del progetto di candidatura.

Nel corso dell’incontro on line tenutosi lo scorso 12 ottobre, seguito da oltre 200 persone e moderato da Fabio Piccoli, direttore di Wine Meridian, si è parlato dell’esito della prima importante tappa del percorso, coordinato dall’architetto veronese Chiara Zanoni e iniziato circa 3 anni fa, per includere le Colline Terrazzate della Valpolicella Classica nel “Registro nazionale dei paesaggi rurali storici, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali”.

«La superficie occupata dal paesaggio storico – un’area di 6.395,49 ha che ricopre sostanzialmente l’area collinare della Valpolicella – è superiore al 50 per cento, dunque la domanda di candidatura delle Colline Terrazzate della Valpolicella Classica a entrare nel “Registro nazionale dei paesaggi rurali storici, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali” è stata accolta dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MIpaaf), che farà i sopralluoghi di verifica e poi, confidiamo nel 2021, ci auguriamo di ottenere l’iscrizione» ha affermato Renzo Bighignoli, presidente di Cantina Valpolicella Negrar, capofila del progetto che vede coinvolti anche le amministrazioni di Negrar, Marano, Fumane, San Pietro e Sant’Ambrogio, il Dipartimento di Economia Aziendale dell’Università di Verona e il Gal Baldo Lessinia».

Un lavoro sinergico, «svolto senza campanilismi e come momento di riflessione sul territorio, sulla scia dell’avvenuta iscrizione al Registro degli alti pascoli della Lessinia», ha riconosciuto Ermanno Anselmi, presidente del Gal Baldo Lessinia, concetto ribadito da Roberto Grison, sindaco di Negrar, che ha confermato la comunione di intenti tra pubblico e privato nel salvaguardare un territorio unico che suscita orgoglio ma che richiede altresì grande impegno.

Andrea Turato, architetto (Patchworkstudio, Padova) ha posto come inizio della valutazione storico-ambientale, svolta insieme a Viviana Ferrario, geografa, professore associato, Università Iuav di Venezia, gli anni 1954/’55 in cui è avvenuta la grande trasformazione agricola italiana attraverso la meccanizzazione e si sono avute le prime immagini fotografiche aeree del suolo, quindi anche di quello della Valpolicella, di cui sono stati esaminati gli usi.

Bosco o macchia, vigneto tradizionale a pergola, arborati, terrazzato, vigneto industriale a spalliera, ritocchino, seminativi semplice, oliveto o frutteto, prato opascolo, coltura promiscua, edificato e strade, parco o giardino. Chiara Mattiello del Consorzio del Soave, ha sottolineato la grande visibilità mondiale ottenuta dopo i riconoscimenti internazionali alle Colline del Soave, primo territorio in Italia ad essere riconosciuto Paesaggio Storico Rurale e successivamente anche  Patrimonio Agricolo Globale della Fao.

Il vino è esempio di diversità bioculturale perché dà valore al rapporto di lungo periodo tra uomo e ambiente

Obiettivo del Registro, infatti, è quello di valorizzare il paesaggio rurale come valore aggiunto non riproducibile dalla concorrenza in quanto luogo di conservazione di pratiche agricole storiche parte integrante del territorio, considerate il modello di agricoltura sostenibile che si cerca oggi nel mondo di promuovere. Lo ha ricordato Mauro Agnoletti, professore associato Dagri (Dipartimento Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali), Università di Firenze, coordinatore del progetto per la creazione del Registro, che oggi conta 24 paesaggi iscritti e altri 17 in lista d’attesa.

Agnoletti ha riferito come la maggior parte degli italiani non conoscano il valore del loro paesaggio rurale nonostante le sue importanti ricadute economiche, ambientali e sociali e che è necessario fare una “ricostruzione culturale e recuperare questa memoria persa“, perché utilità e bellezza, dati per scontati, sono oggi fondamentali per misurarsi nella competitività globale.

Concludendo, ha affermato come il paesaggio agricolo abbia sempre avuto un ruolo marginale ma che oggi c’è una nuova sensibilità e che gli sarà dedicata una sessione nell’ambito della 2020 Uniscape International Conference organizzata a Firenze dal 16 al 17 ottobre 2020 per celebrare i vent’anni dalla firma della Convenzione Europea del Paesaggio, avvenuta a Firenze il 20 ottobre 2000.

«Enoturismo, sempre più determinante considerare il “winescape”, vale a dire l’insieme delle componenti che determinano il gradimento di una regione vinicola da parte del visitatore». Ne ha parlato Roberta Capitello, professore associato del Dipartimento di Economia Aziendale, Università degli Studi di Verona che tra i risultati dello studio da lei condotto insieme ad alcuni colleghi e laureandi pone il paesaggio al top delle preferenze, insieme a unicità del vino e della cantina.

L’elemento emergente primario del paesaggio è la strada di campagna, seguito da vigneti a pergola, marogne – i muretti a secco della Valpolicella Classica – e case rurali. L’impatto positivo di un bel paesaggio influisce così tanto sulla soddisfazione dell’enoturista da spingerlo a pagare di più il servizio offerto (da 20 centesimi sino ad 1 euro).

«La vista è il senso che maggiormente produce desiderio e aspettativa e dunque il consumatore, sempre più evoluto, sa riconoscere un bel paesaggio da uno brutto» anche secondo Diego Tomasi, primo ricercatore presso il Centro di Ricerca per la Viticoltura e l’Enologia di Conegliano (Crea-VE), che ricorda come «un sito diventi luogo quando la presenza dell’uomo gli dà un’anima e una memoria», citando per bellezza ed eleganza le contrà, la cui armonica visione suscita negli enoturisti stati d’animo positivi trasferiti nell’assaggio del vino.

Il direttore generale Daniele Accordini

«C’è necessità di distinguere chiaramente fra il vino Valpolicella e la Valpolicella storica o classica», afferma Accordini, enologo e dg della cantina cooperativa negrarese. «Dal progetto di candidatura è emerso in modo chiaro ed evidente come la Valpolicella storica, a partire dal nome citato nei testi fin dal XII sec., dai suoi confini geografici, dalle tradizioni, è quella Classica e, questa, quindi, non deve essere confusa con il nome di un vino o una zona di denominazione».

«I vigneti che la occupano sono in prevalenza a carattere artigianale, il 92,5% cento di essi ha un’estensione inferiore ai 10 ha» ha riferito Diego Tomasi «ed ogni vigneto parla della persona che lo coltiva. Dobbiamo perciò recuperare la memora storica e l’esperienza di chi ci ha preceduto, perché l’Amarone apprezzato in tutto il mondo deve il suo successo alle intuizioni e al saper fare dei nostri padri – dalla vendemmia a mano, al tipico processo dell’appassimento delle uve autoctone che qui trae le sue origini, ai terrazzamenti».

«Senza per questo rinnegare l’evoluzione della tecnica. Questo è quanto ci sta a cuore e che ci ha fatto impegnare come capofila in questo progetto ambizioso e necessario, che deve portare maggior consapevolezza e chiarezza riguardo a questi temi. Perché occorre mettere le basi oggi per saper prendere decisioni e agire con rispettoe consapevolezza in futuro» conclude il presidente Bighignoli. «Dal 1933 rappresentiamo in quanto cooperativa numerose famiglie – oggi i soci sono 230 per oltre 700 ha di vigneto in prevalenza collinare – con il loro insieme di pratiche e saperi tradizionali. Riteniamo fondamentale quindi, anche con questo progetto, rimettere l’agricoltura al centro dell’interesse, non solo economico, ma anche culturale».

Renzo Bighignoli, presidente di Cantina Valpolicella Negrar