Cgil Verona: dopo il Covid tornano gli infortuni sul lavoro, per le donne +72%

«Bisogna lavorare per rompere questo legame perverso tra l’aumento dell’occupazione e l’aumento degli infortuni sul lavoro» dicono dallo sportello Salute della Cgil Verona.

grafico infortunio sul lavoro
Foto d'archivio.

Le restrizioni e le difficoltà legate al Covid sono per buona parte ormai archiviate, «ma non si può dire altrettanto delle vecchie cattive tendenze del nostro sistema produttivo, che spesso vede accompagnare la ripresa dell’occupazione con dei drammatici picchi di infortuni sul lavoro». È questa l’analisi dello sportello “Salute” della Cgil di Verona e di Raffaello Fasoli, della segreteria della Camera del Lavoro del sindacato scaligero.

I dati Inail aggiornati al 30 Aprile 2022 rivelano che «le denunce di infortunio sul lavoro presentate entro lo scorso mese di aprile sono state 254.493, in aumento del 48,1% rispetto alle 171.870 del primo quadrimestre del 2021».

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In Veneto la tendenza è la stessa: +44,7%, dalle 21.289 denunce dei primi quattro mesi del 2021 alle 30.816 dello stesso periodo del 2022. Più contenuto l’aumento registrato nel veronese: +28,4%, da 4.380 denunce del periodo gennaio-aprile 2022 alle 5.624 dello stesso periodo del 2022, ma bisogna sempre ricordare che la nostra provincia parte da livelli superiori rispetto alle altre province venete.

A fare le spese di questa recrudescenza del fenomeno infortunistico sono soprattutto le donne: «L’aumento che emerge dal confronto di periodo tra il 2022 e il 2021 è legato sia alla componente femminile, che registra un +72,1% (da 67.155 a 115.567 denunce), sia a quella maschile, che presenta un +32,7% (da 104.715 a 138.926)» continua l’analisi dell’Inail per quanto riguarda il livello nazionale.

Nel Veneto gli infortuni femminili sono passati da 7.662 del periodo gennaio-aprile 2021 ai 13.724 dello stesso periodo del 2022 con un aumento percentuale del +79,12% contro un aumento del 25,4% degli infortuni maschili, passati nel periodo di riferimento da 13.627 a 17.092.

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«Purtroppo non sono disponibili i dati disaggregati a livello provinciale, ma la situazione è già abbastanza chiara: dopo essere state espulse in massa dal mercato del lavoro durante la pandemia, le donne vengono ora riassorbite, ma in regime di scarsa sicurezza» dice Fasoli dalla Cgil Verona.

I bollettini di Veneto Lavoro indicano che «Le assunzioni, complessivamente 56.200 ad aprile e 208.600 da inizio anno, segnano nell’ultimo mese un aumento del 68% rispetto al 2021 e sono quasi quattro volte quelle registrate nel 2020, con una crescita più sostenuta per le donne e i giovani». L’Agenzia regionale rileva anche che la maggior parte dei nuovi posti creati sono a tempo determinato a precari.

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«Bisogna lavorare per rompere questo legame perverso, che non ha nulla di naturale, tra l’aumento dell’occupazione e l’aumento degli infortuni sul lavoro» rimarcano dallo sportello Salute della Cgil.

«Luoghi di lavoro a zero infortuni non sono una utopia, ma si costruiscono con la stabilizzazione del lavoro; con la formazione dei lavoratori e anche delle imprese; con un confronto costante e non unidirezionale all’interno delle aziende; con un progetto imprenditoriale capace di stare sul mercato per l’innovatività delle produzioni e non solo per l’abbattimento dei costi di lavoro. Un modello molto diverso da quello che spesso viene proposto anche ai giovani lavoratori e alle giovani lavoratrici specie nel mondo dei servizi e del turismo» concludono dal sindacato.

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