Cgia: «Ogni anno passiamo 38 ore nel traffico»

Rispetto ai principali Paesi europei il gap del nostro Paese è importante: si va da un minimo di 26 ore in Spagna al massimo di 32 in Olanda. A breve, previsto dal Programma Nazionale di Riforma, un piano di investimenti sulla mobilià.

traffico cgia mestre

Oggi, come gli esperti avevano previsto, è una giornata da “bollino nero” sulle strade italiane. Ma anche nel resto dell’anno le cose non vanno altrettanto bene, in particolar modo nelle ore di punta delle giornate feriali. Lo sostiene la Cgia di Mestre citando i dati della Commissione europea, dai quali emerge che gli automobilisti italiani rimangono incolonnati nel traffico per quasi 38 ore l’anno.

L’allegato infrastrutture al Programma Nazionale di Riforma presentato il 6 luglio scorso, prevede un piano di investimenti prioritari per la mobilità di 196,7 miliardi di euro di cui 131,3 (pari al 66,7% del totale) già disponibili. Rispetto ai principali Paesi europei il gap del nostro Paese è importante: se in Olanda si rimane congestionati per 32 ore all’anno, in Francia e Germania si scende attorno a 30 e in Spagna a poco più di 26. La media UE si attesta a 30,4 ore.

Le lunghe code che, purtroppo, condizionano negativamente la vita di moltissime persone sono ascrivibili, secondo la Cgia, a un paio di cause. La prima sarebbe dovuta all’insufficienza del numero di mezzi pubblici presenti nelle nostre aree urbane (bus, tram, metro, treni, etc.) che costringe tantissimi pendolari ad usare i mezzi privati. L’Istat, infatti, segnala che in Italia si reca al lavoro con i mezzi pubblici solo il 12,2 per cento degli occupati, mentre il 69,2 per cento lo fa guidando un’auto. La seconda sarebbe imputabile, sempre secondo la Cgia, al grave deficit infrastrutturale che caratterizza il Paese.

«Secondo i dati diffusi dal Ministero dei Trasporti – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo  – il deficit di competitività del nostro sistema logistico-infrastrutturale costa ai cittadini e alle imprese del nostro Paese 40 miliardi di euro all’anno. Anche per questa ragione è necessario che il Governo, a seguito della grave recessione economica in atto, avvii quanto prima il piano delle infrastrutture e dei trasporti  che permetta di ammodernare il Paese, di renderlo più competitivo e, soprattutto, di imprimere una forte scossa positiva alla domanda interna».

«Sebbene i risultati che emergono dal confronto con le altre nazioni europee non siano soddisfacenti – aggiunge il segretario Renato Mason – anche l’Italia può comunque contare, nel campo logistico, su molte punte di eccellenza, soprattutto nel settore portuale e aeroportuale. Tuttavia, il risultato medio nazionale è insufficiente e continuiamo ad essere un Paese che ha bisogno di realizzare sia le grandi opere sia quelle di dimensione inferiore. Se saremo in grado di iniziare queste opere in tempi ragionevolmente brevi, attiveremo una leva molto importante per aggredire la recessione economica e per creare nuovi posti di lavoro».