Cattolica: le dichiarazioni dell’ex Ad Minali alla Consob

Volano accuse pesanti da parte dell'ex Ad di Cattolica Assicurazioni, Alberto Minali, nei confronti del presidente Paolo Bedoni. Secondo quanto riferito da Minali alla Consob, Bedoni avrebbe messo in piedi uno schema per mantenersi ai vertici della Società.

Fuoco incrociato tra l’ex Ad di Cattolica Assicurazioni, Alberto Minali, e il presidente Paolo Bedoni. Dopo l’intervento della Guardia di finanza al termine dell’assemblea del 31 luglio scorso, durante il quale sono stati distribuiti avvisi di garanzia allo stesso Bedoni, al Dg Carlo Ferraresi e al segretario del CdA, Alessandro Lai.

Le dichiarazioni rese da Minali alla Consob, che assieme all’Ivass voleva vederci chiaro sulle ragioni della sua revoca, sono state seguite da una serie di accertamenti culminati nell’ispezione avviata il 18 dicembre 2019. Un’ispezione con cui la Consob ha indagato ad ampio raggio sulla governance di Cattolica, accendendo un faro anche sull’assemblea dell’aprile 2019 e sulle modalità di raccolta delle deleghe. Nell’ambito di questi accertamenti è partita una segnalazione alla Procura di Verona, che, si è scoperto venerdì quando ha perquisito la sede di Cattolica, sta indagando con l’ipotesi di reato – contestata a Bedoni, Ferraresi e Lai – di illecita influenza sull’assemblea.

«Il presidente ha ‘sfruttato’ la mia reputazione sul mercato e tra i soci al fine di ottenere i consensi necessari alla sua rielezione nell’assemblea di aprile 2019 per poi realizzare nel tempo il piano finalizzato alla revoca delle mie deleghe così da impedire che la mia azione di ‘pulizia’ aziendale intralciasse lo schema di mantenimento del potere posto in essere attraverso il controllo delle deleghe raccolte tramite agenti, fornitori e consulenti aziendali» avrebbe dichiarato Minali davanti alla Consob, secondo quanto ricostruito dall’ANSA.

Tra le accuse rivolte a Bedoni c’è quella di voler rompere i rapporti contrattuali con i soci-consulenti e i soci-fornitori non allineati al cda. Nella seduta del 10 maggio 2018, sostiene Minali, «il presidente si scaglia veementemente contro quei fornitori e consulenti aziendali soci che hanno votato contro le proposte» del cda «proponendo la cessazione di ogni rapporto contrattuale», invito che «viene ripetuto» a Minali «in altre occasioni» ma che il manager non raccoglie.

«Il meccanismo di controllo delle deleghe si snoderebbe anche tramite alcuni agenti incaricati della raccolta delle stesse» e incaricati «di prestare i propri servizi», incluso «il pagamento delle spese di trasporto», solo ai soci disponibili a votare a favore delle delibere presentate dal cda. Minali ricorda che prima del suo arrivo le spese di trasporto erano «riconosciute sotto forma di rappel provvigionali (una sorta di premio, ndr) a favore delle agenzie coinvolte»mentre a partire dal 2018, su suo impulso, la società ha organizzato un servizio pullman per favorire «l’accesso del maggior numero possibile di soci» facendosi carico dei costi di trasporto senza l’intermediazione degli agenti», il cui «recupero di redditività» – ritenuto essenziale da Minali per il suo piano industriale – ha trovato «molti ostacoli e ritardi».

Un altro pilastro del sistema di raccolta dei voti sarebbe, secondo quanto riferito da Minali, la Coldiretti, di cui Bedoni è stato presidente per un decennio e con la quale Cattolica, riferisce Minali, aveva in essere «un contratto distributivo di polizze con pagamento di contributi e provvigioni completamente indipendenti dalla qualità del business prodotto», una «cospicua sponsorizzazione» di 2 milioni e operazioni d’investimento «pesantemente negative» nel fondo Agris. Rapporto che Minali afferma di essere riuscito a condurre sulla strada
dell’economicità per Cattolica, raccogliendo però le critiche di Bedoni, secondo cui – riferisce Minali – «il recupero di redditività, di cui Cattolica aveva bisogno nel business agro-alimentare, è stato realizzato in spregio dei pluriennali rapporti relazionali con il mondo associativo rappresentato dalla Coldiretti».

In merito alle numerose accuse mosse dall’ex Ad, hanno risposto sia Cattolica che Coldiretti. La società veronese, secondo quanto dichiarato dal portavoce all’ANSA, ha dichiarato che «le parole di Minali sono fantasie. Saranno le autorità giudiziarie a giudicare la fantasiosa e ormai più che interessata ricostruzione degli eventi fornita dal signor Minali, che non solo l’azienda respinge in toto, ma che ritiene gravemente lesiva della propria immagine e della propria reputazione, con possibili gravi ripercussioni sull’andamento operativo della società. E di ciò il sig. Minali sarà chiamato senz’altro a rispondere». La società, inoltre «conferma che tutte le azioni e le delibere poste in atto sono state adottate nel pieno rispetto delle normative vigenti e altresì secondo le indicazioni provenienti dalle Authority e che in particolare le delibere assembleari adottate risultano valide a tutti gli effetti».

Dal canto suo anche Coldiretti si è detta pronta alle vie legali contro Minali: «Attendiamo di conoscere per esteso le affermazioni del dottor Alberto Minali per valutare le opportune iniziative da assumere, anche in sede legale» ha dichiarato in una nota stampa il Presidente Ettore Prandini.