Caro bollette, a febbraio e marzo nuova impennata dei prezzi

Secondo il presidente di Federpetroli Italia, Michele Marsiglia, febbraio e marzo saranno mesi decisivi per i prezzi energetici: le nuove impennate delle bollette potrebbero infatti mettere in forte crisi soprattutto le imprese.

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L’anno non è iniziato benissimo per le tasche degli italiani. Venuto meno il taglio delle accise che era in vigore da marzo, il pieno di benzina e diesel è aumentato mediamente di oltre nove euro. E in alcuni distributori si è tornati a superare i due euro al litro. Per le bollette del gas è invece appena scattato un aumento del 23,3%, nonostante un recentissimo calo continuo del Ttf. Fortunatamente è arrivato anche un calo del 19,5% delle tariffe dell’elettricità, ma all’orizzonte appaiono già altre nubi.

Michele Marsiglia - Presidente Federpetroli petrolio crisi
Michele Marsiglia, presidente Federpetroli Italia

Come spiega Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, infatti, «negli ultimi mesi il costo industriale dei carburanti si è ridotto per via di una diminuzione delle quotazioni del greggio, ma ci sono elementi che fanno pensare che ci sarà un’inversione di tendenza».

Marsiglia infatti aggiunge: «Se il prezzo del gas non tornerà ai livelli dei mesi scorsi, è facile prevedere che i Paesi produttori vorranno rifarsi facendo aumentare quello del petrolio. Quindi, è verosimile che l’Opec possa rivedere le quote di produzione. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che la Russia ha fatto sapere che da febbraio non venderà petrolio e derivati ai Paesi che applicano il price cap entrato in vigore a dicembre. Ci sarà, pertanto, meno materia prima a disposizione per i Paesi che lo applicano, senza dimenticare che nell’Ue vige già l’embargo per il greggio russo che arriva via nave. Credo che solamente tra febbraio e marzo si potrà avere un’idea più precisa di come andranno le cose».

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L’emergenza gas

Marsiglia non si ritiene però positivo in merito alla conclusione della cosiddetta “emergenza gas”: «Per parlare di emergenza finita bisognerebbe avere una stabilità del prezzo, con oscillazioni contenute in un range di 5-10 punti percentuali, per un periodo di almeno tre mesi. I livelli attuali del Ttf sono il riflesso di una situazione climatica favorevole, di un alto livello di stoccaggi e di consumi industriali in riduzione. Quest’ultimo non è certo un fattore positivo, perché in parte è conseguenza della chiusura definitiva di alcune imprese. E nei prossimi mesi l’Italia potrebbe essere penalizzata dalla situazione delle infrastrutture energetiche».