BpVI e Veneto Banca da ieri non esistono più
Completate domenica le ultime operazioni di migrazione dei conti correnti su Intesa Sanpaolo. La fusione è avvenuta nei temi prestabiliti, intanto gli ex vertici delle due banche venete verranno ascoltati a Roma dalla Commissione d’Inchiesta parlamentare
Da ieri Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono solo un brutto ricordo. Per alcuni, anzi per migliaia di ex correntisti ed ex soci, forse anche qualcosa di più. Domenica sono state completate le ultime operazioni di verifica e di simulazione per il passaggio dei conti correnti ancora appoggiati sui sistemi informatici dei due istituti bancari veneti falliti, al sistema gestionale di Intesa Sanpaolo. Chiuso, quindi, il cerchio anche sul piano formale. Fusione completata come da programma e le due banche venete cancellate per sempre dai registri degli operatori bancari italiani.
Un passaggio storico e obbligato che ha interessato oltre due milioni di famiglie e 200 mila imprese clienti per un totale di un milione e mezzo di conti correnti. La cancellazione di Popolare di Vicenza e Veneto Banca ha portato anche alla chiusura di 118 filiali e di un’ottimizzazione delle risorse che ora fanno a capo alla banca guidata da Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo.
Per non traumatizzare i correntisti, Intesa ha comunicato che le vecchie carte di credito e prepagate sono rimaste ancora attive e i titolari avranno più di tre mesi per recarsi nelle nuove filiali e sostituirle con carte aggiornate, più funzionali. Comunicati già da tempo ai clienti anche i nuovi codici Iban sui quali verranno dirottati in automatico eventuali addebiti automatici o RID presenti nei precedenti conti.
Intanto la Commissione d’inchiesta parlamentare ha convocato tra giovedì e venerdì a Roma molte persone coinvolte a vario titolo nel crack da dieci miliardi di euro delle due banche, tra cui Gianni Zonin, ex presidente di Popolare di Vicenza e Vincenzo Consoli, ex amministratore delegato di Veneto Banca.
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