Un 2019 difficile per il settore del marmo, complice un mercato globale sempre più competitivo e lo stallo, nel nostro paese, di settori come l’edilizia. Un anno in cui ai numeri negativi le imprese italiane del settore del marmo hanno cercato di rispondere con ricerca e innovazione, per poter continuare a distinguersi dal mercato estero. 

Ventata di novità, in questi anni, è stata portata dall’imprenditorialità femminile che sempre di più si sta affermando in questo settore. Con la voglia di promuovere la cultura del settore e far emergere quelle professionalità al femminile che spesso non sono giustamente valorizzate nasce, nel 2006 e grazie al supporto di Veronafiere, l’Associazione Nazionale Le Donne del Marmo

«Il settore del marmo – racconta Debora Botteon Alberti, ex presidente dell’associazione e oggi delegata per Apindustria nel consiglio direttivo di Verona Stone District – è particolare, ma la figura femminile ha aperto negli anni spiragli nuovi. Nel periodo in cui sono stata presidente ho potuto vedere come la parte femminile di questo settore sia riuscita a trovare riscatto e riesca a vedere al di là del semplice blocco o della lastra di marmo. Le donne del marmo sono state capaci di far vedere la luce al tessuto di marmo, al profumo di marmo, al gioiello di marmo. Una declinazione del marmo al femminile senza perdere di vista l’aspetto imprenditoriale». 

Ogni anno, all’interno di Marmomacc, le donne del marmo consegnano il loro premio ad un personaggio – non necessariamente di sesso femminile – che si è contraddistinto nell’impiego d’eccellenza della pietra. Durante l’anno, l’Associazione è presente nel territorio per diffondere la cultura del marmo. Questa la direzione anche per tutto il 2020. 

«Il 2020 di un’imprenditrice femminile del marmo – racconta Debora Botteon – deve essere rivolto all’impegno nel diffondere la cultura del materiale. Soltanto investendo in quello che il marmo può dare oltre alla lastra, guardando al di là di ciò che siamo abituati a vedere, possiamo scoprire la bellezza che ha in sé questo materiale. Dobbiamo impegnarci tantissimo in quella che è la formazione, la divulgazione e l’informazione capillare circa questo settore». 

Un impegno che deve essere comune nel diffondere e far comprendere la conoscenza che in Italiano si ha di questo settore. La storicità industriale che contraddistingue il nostro paese, soprattutto se ben raccontata e capillarmente diffusa, può fare la differenza