Bonus edilizi e crediti incagliati, l’allarme degli artigiani

«Una vera e propria bomba ad orologeria che rischia di creare danni enormi». Confartigianato e Casartigiani a colloquio in Prefettura a Verona dopo la lettera inviata per sensibilizzare le istituzioni locali.

La viceprefetto Daniela Chemi con Iraci Sareri e Prando
La viceprefetto Daniela Chemi con Iraci Sareri e Prando
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«Una vera e propria bomba ad orologeria che rischia di creare danni enormi, per lavoratori, famiglie e imprese, e che va immediatamente disinnescata con provvedimenti pubblici adeguati». Questo l’allarme sul tema dei crediti “incagliati” da bonus edilizi che questa mattina, Confartigianato Imprese Verona e Casartigiani, con, rispettivamente, il presidente provinciale e Vicepresidente di Confartigianato Imprese Veneto, Roberto Iraci Sareri, e il Segretario di Casartigiani Veneto Andrea Prando, hanno riproposto nel corso dell’incontro, convocato dalla Prefettura di Verona, con la Viceprefetto Daniela Chemi.

Un appuntamento voluto dalla Prefettura dopo la lettera che Confartigianato Verona ha inviato nei giorni scorsi, proprio al Prefetto, nell’ambito di un’azione di sensibilizzazione che ha visto come destinatari anche tutti i Sindaci del territorio provinciale, il Presidente della Provincia di Verona e i Parlamentari veronesi.

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Il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri il 16 febbraio scorso ha interrotto inaspettatamente la cessione dei crediti e lo sconto in fattura, ma non ha risolto il problema dei ‘crediti incagliati’ legati ai bonus edilizi per lavori già avviati. Ad oggi sono oltre 48 mila le asseverazioni autorizzate tra condomini e villette nelle sette province della nostra regione.

«Abbiamo già chiesto al Ministero dell’Economia e Finanze e all’amministrazione finanziaria – le parole del Presidente di Confartigianato Verona, Iraci Sareri – di circoscrivere lo stock dei crediti nei cassetti fiscali delle imprese sulla base della loro anzianità e ammontare, ritenendo che quelli da più tempo giacenti e di minore dimensione rappresentino una frazione del volume complessivo, ossia 19 miliardi a livello nazionale, 1 miliardo e 800 milioni in regione e quasi 350 milioni in provincia di Verona, che difficilmente, però, potrebbe essere assorbita da una eventuale ripresa degli acquisti da parte del sistema bancario e delle assicurazioni. Per questi potrebbe essere inevitabile mettere in campo un intervento diretto da parte di un acquirente pubblico, come Cassa Depositi e Prestiti oppure Poste Italiane, per scongiurare una lunga serie di chiusure di attività con conseguente perdita di posti di lavoro, che nel veronese sono stimati in 2.800 unità a rischio, solo per quanto riguarda l’edilizia, figuriamoci coinvolgendo anche l’installazione di impianti, il legno, la metalmeccanica e l’intero indotto legato al settore casa».

«Quello che ci preoccupa di più – ha aggiunto Andrea Prando – è il silenzio che arriva da Roma su questo tema. Ci hanno proposto solo soluzioni parziali, come l’intervento sulla responsabilità solidale contenuto nel Decreto di febbraio, che assolutamente non risolve la questione, in quanto non interviene sul problema principale, quello di individuare i soggetti che possono monetizzare i crediti pregressi. Bisogna fare molta attenzione, perché le imprese in difficoltà per questo stop alla cessione dei crediti possono entrare nel mirino di meccanismi criminali come l’usura, con danni che andrebbero a moltiplicarsi».

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La Viceprefetto, Daniela Chemi, ha colto la rilevanza del tema e compreso le preoccupazioni dei due rappresentati del mondo dell’imprenditoria scaligera. «Se gli allarmi arrivano da un territorio così vitale e solido, sul piano imprenditoriale ed economico, com’è quello della provincia di Verona – le sue parole – significa che il problema è molto sentito e concretamente preoccupante, su ogni fronte: aziendale, occupazionale e sociale. L’attenzione del Prefetto su questo tema è massima, proprio per i rischi di tenuta economica e le conseguenze ad ampio spettro che potrebbero derivarne. Quindi, sarà mia cura rappresentare le argomentazioni delle due Associazioni artigiane del territorio al Dottor Cafagna, per poi ipotizzare un intervento direttore presso il Ministero dell’Economia e Finanze».

«Non dimentichiamo poi – hanno concluso Iraci Sareri e Prando – che siamo di fronte ad uno stop che incide anche sugli obiettivi di riqualificazione energetica ed ambientale dettati dall’Europa. Prima di tutto il governo deve sistemare la situazione dei crediti ‘incagliati’, poi mettere mano ad una revisione degli incentivi fiscali in edilizia, anche in vista dell’attuazione della Direttiva Ue sulle case green, con la necessità di aprire una nuova stagione di interventi connotati da stabilità e sostenibilità, con una strategia strutturale di lungo termine che scandisca l’impiego di risorse pubbliche dedicate e al di fuori dei vincoli di bilancio, un vero e proprio ‘green recovery plan europeo‘».

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