Battistella: «In Italia non esiste una cultura della consulenza finanziaria»

Carlo Battistella racconta quali sono stati i reclami e le segnalazioni dei clienti ad Adiconsum nel Veronese, facendo il punto sulle accortezze da prestare per evitare le truffe, ad oggi sempre più frequenti.

Carlo Battistella
Carlo Battistella

In occasione del nuovo numero di Verona Economia abbiamo intervistato Carlo Battistella, di Adiconsum, per chiarire le problematiche maggiormente riscontrate tra i consumatori nel rapportarsi con le banche.

Quali sono le problematiche e i reclami che maggiormente vi vengono segnalati?

Il comparto più in voga negli ultimi due tre anni per quanto riguarda i reclami vede protagonisti il settore bancario e finanziario. Questo perché si sono verificate diverse situazioni di disagio da parte dei consumatori sia per la gestione online dei conti corrente e dei pagamenti, sia per la gestione delle proprie finanze. In particolare, il problema che colpisce maggiormente i risparmiatori veronesi, è quello di non essere in grado di gestire le proprie finanze in maniera adeguata alle loro necessità. Non si riesce da parte delle società incaricate a dare delle consulenze adeguate ai propri clienti.

Esiste una normativa, chiamata MiFid, che prevedono dei questionari che dovrebbero sottoporre le banche e poi far sottoscrivere e si dovrebbe riuscire a qualificare un cliente sulla base delle sue caratteristiche. In Italia non esiste una cultura della consulenza finanziaria fine a se stessa, che punti a dire “il mio scopo, in qualità di professionista, è fare il tuo interesse”, purtroppo esiste una consulenza dove i consulenti finanziari sottopongono ai clienti dei prodotti che nel 99% dei casi non vanno a rispettare le richieste del cliente. La maggior parte delle volte dunque accade che una persona si rivolga alla propria banca per una consulenza e dall’altra parte ricevono una forte rassicurazione ma in realtà ci sono delle pratiche non del tutto corrette in base alle quali il consulente bancario propone dei prodotti che non sono adeguati alla richiesta del cliente e spesso fa sottoscrivere questionari non corretti.

Nel Veronese, quali sono le segnalazioni più riscontrate?

Abbiamo seguito dei notevoli casi, soprattutto con l’ex Banco Popolare di Verona, oggi BPM, di cattiva consulenza. Il caso dei diamanti sopravvalutati ha occupato gli ultimi anni, ma anche casi di vendita garantita “sicura” di fondi che poi non si è rivelata tale, nonché certificates venduti a clientela inadeguata a questo tipo di investimento che talvolta ha fatto perdere loro anche il 70% del capitale investito. Il problema è la colpa di queste grosse banche e di chi fa consulenza all’interno di esse, di non rispettare le richieste della clientela e di non riuscire a fare una consulenza adeguata, nella quale vengono spiegati nel dettaglio i rischi e gli strumenti, facendo leva sulla fiducia che i clienti hanno di queste istituzioni così importanti e storiche.

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C’è un altra questione aperta: oggi c’è più diffusione di pagamenti e procedure a distanza. Purtroppo, una gestione di conti correnti online e pagamenti online ancora prevedono parecchie truffe, che possono essere la classica clonazione del bancomat, o phishing dei dati bancari e di conseguenza transazioni non autorizzate. In questo caso c’è una responsabilità sia delle banche, ma soprattutto del cliente che a volte con troppa leggerezza divulga i propri dati. Riceviamo molte segnalazioni anche di questo.

Altra problematica segnalata sono le commissioni anticipate sui finanziamenti o sui mutui che vengono date a un intermediario finanziario o a un istituto bancario: a fronte di estinzione anticipata o surroga, le società finanziarie tendono a non restituire queste commissioni anticipate. Questo è stato oggetto di diverse pratiche, quasi tutte concluse con successo.

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Quali accortezze dovrebbe adottare un consumatore per non cadere nella trappola delle truffe?

In generale, quando si ricevono comunicazioni, siano esse tramite mail, sms o chiamate, da un presunti istituto di credito, se vengono chiesti dati della carta di credito o dati di accesso, non bisogna mai dare il consenso e non vanno mai comunicate le one time password generate sul telefono. Queste truffe si concretizzano infatti nel momento in cui, avendo carpito password e utente del malcapitato, gli si fa arrivare un messaggio di autorizzazione mascherato da un tentativo di protezione del proprio account. Occorre accortezza da parte del consumatore nel fornire dati personali: le credenziali di accesso non vengono mai chiesti tramite nessun canale, quindi quando accade va prestata attenzione. Spesso vengono creati dei siti civetta, dove la homepage viene creta in maniera quasi uguale all’originale: per individuarli occorre fare attenzione all’url. Nella barra degli indirizzi deve comparire l’icona del lucchetto e la dicitura “https” (la “s” finale rappresenta un protocollo di sicurezza”). Ultimo accorgimento è leggere con attenzione tutto ciò che si firma, ed eventualmente prendersi del tempo prima della firma e far leggere il documento a qualcuno che può aiutarci. Se qualcuno mette fretta per firmare qualcosa, c’è qualcosa che non va.

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