Banche e risparmio, il futuro (etico) necessario

Stabilire un nuovo patto tra cittadinanza e lavoro per ricostruire la fiducia tradita. È questo il messaggio che emerge dal convegno organizzato da Adiconsum Verona con il dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona a conclusione del progetto cofinanziato dalla Camera di Commercio Consumo e Risparmio partecipato.

di Carlo Battistella per Adiconsum Verona

IL FRUTTO DELLA PARSIMONIA dei cittadini è ciclicamente sottoposto a grossi rischi a causa di un sistema bancario-finanziario aggressivo e famelico. Lo dimostrano i numerosi casi susseguitisi con inquietante regolarità negli ultimi anni (Cirio, Parmalat, bond argentini, Lehman Brothers, Banche Popolari venete, diamanti da investimento).

A farne le spese, come sempre, sono gli elementi alla base del sistema: risparmiatori e lavoratori bancari. Ed è vivo il rischio che i tracolli finanziari originati dalle alte sfere diano vita ad una “guerra tra poveri” che distolga l’attenzione dai veri responsabili di questi disastri sociali. Così, anche con l’obiettivo di scongiurare tale evenienza, è nato il progetto Consumo e risparmio partecipato. Durante il convegno, tenutosi lo scorso 24 gennaio al Polo Santa Marta all’Università di Verona, è stata presentata da Antonia de Vita e Giorgio Gosetti del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona, la ricerca commissionata da Adiconsum Verona sul territorio scaligero.

L’indagine ha individuato quale oggetto prioritario di analisi il «risparmio tradito», ossia quella serie di eventi che hanno visto come protagonisti in negativo i risparmiatori indotti dalle loro banche a effettuare investimenti fallimentari. I risultati della ricerca evidenziano che le banche hanno dismesso il proprio ruolo storico di garante dei risparmi delle persone e di partecipazione allo sviluppo di un territorio. La banca, oggi, ha cessato di essere «un’azienda di servizi» e pone al centro del proprio operato il «fare utili e la massimizzazione dei profitti».

E IN QUESTA NUOVA dimensione il lavoratore bancario rischia di diventare un «piazzista» costretto a vendere le cose più disparate sulla base della nuova mission dei gruppi bancari: fare profitti sacrificando la prospettiva del servizio alle persone e al territorio. Nella ricerca, infatti, si evidenzia che quella bancaria sia un’organizzazione del lavoro che lascia il dipendente della banca da solo nella responsabilità di rispondere ad eventuali errori, che lo priva di qualsiasi potere decisionale e che lo sottopone ad un controllo totale da “grande fratello”.

I relatori che hanno partecipato all’appuntamento, nonostante la diversa estrazione (consumeristica, sindacale e bancaria) hanno raggiunto un comune pensiero conclusivo: si rende necessario agire preventivamente a tutela del risparmio dei cittadini veronesi prima che succeda il prossimo crack finanziario dando vita ad un confronto a più voci tra istituzioni, associazioni di consumatori, banche e sindacato.

Tutti i risultati della ricerca confluiranno in una pubblicazione reperibile attraverso il sito adiconsumverona.it dove è possibile, altresì, vedere gli interventi dei relatori.