Azienda agricola Orlandi e il suo “Orlandi furioso”
Nel 2018 hanno vinto un concorso a livello Veneto con AIPOL (Associazione Italiana di Produttori Olivicoli): una conferma che il lavoro di tanti anni da parte di tutta la famiglia, era un lavoro che ripagava. Il loro è un olio extravergine di oliva con una bassissima acidità e una struttura ricca di polifenoli e tocoferoli. Gabriella Orlandi, titolare dell’azienda agricola Orlandi di Grezzana, ci ha raccontato le sue radici e il suo 2020.
«La nostra storia di tipo aziendale, nasce da lontano. Ho recuperato una tradizione familiare, mio nonno era un mezzadro. Le mie radici sono contadine. Quando mio nonno va in pensione lascia la campagna e si trasferisce con i figli. Nel 1995 costruisco casa proprio sui campi dove vedo lavorare i miei fratelli e accompagno l’amministrazione di questa impresa per tutta la vita».

Qualche anno fa rileva l’azienda di famiglia, continuando il legame con la terra che arriva dal nonno, accompagnata dal padre e da uno zio, e che prosegue ancora oggi. Il brand e il primo olio brandizzato nascono proprio nel 2020, in piena emergenza sanitaria. Gabriella Orlandi racconta così il suo anno:
«Inizialmente l’ho vissuto molto male: mi sono resa conto immediatamente che non sarebbe stato più come prima, mi infastidiva molto vedere quei cartelli che recitavano “Andrà tutto bene” perché percepivo che il mondo sarebbe cambiato, che dovevamo iniziare a ritornare indietro, a produrre e consumare il cibo prodotto da noi agricoltori. In quei mesi a stretto contatto con la terra, mi sentivo fortunata perché potevo uscire e stare a contatto con la natura, dall’altra avvertivo anche la responsabilità, che è quella di produrre cibo. Saranno purtroppo poche le tavole che potranno conoscere il nostro olio, perché lo abbiamo riservato a una piccola nicchia. Tutti noi siamo chiamati in un momento storico come questo a dare il massimo e a fare tanti sforzi, come sto facendo io da piccola imprenditrice, per dimostrare alle generazioni più giovani tutta la forza che c’è stata nella voglia di ricostruire».
Racconta poi la genesi del suo “Orlandi Furioso”: «L’abbiamo chiamato “L’Orlandi Furioso” per gli intrecci tra le vicende: Ariosto nel Rinascimento è quasi “produttore di se stesso”, si lancia con quest’opera che diventa teatro universale di passioni e sogni , un po’ come è stata la nostra vicenda. Abbiamo poi scoperto che a Verona, a Palazzo De Rochis, si trovano alcuni affreschi dell’Orlando Furioso e lì ci siamo agganciati per creare un’etichetta di una semplicità disarmante, scegliendo colori poco convenzionali per un olio, il rosso e l’arancione».
Conclude: «Ho sentito il bisogno di fare questa cosa per il momento storico che stiamo vivendo, per dare vigore, forza e slancio a ciò che è giusto che sia portato avanti. Il valore del paesaggio italiano e della cura di questi territori non ha prezzo: pensando alle mie piante, penso che tutti possono godere di questa bellezza, della mia fatica e del mio lavoro. Io voglio essere l’esempio di quello che si può fare anche da piccoli imprenditori perché il saper fare da piccoli imprenditori è proprio il saper fare delle piccole attività, l’italianità, quello che ci contraddistingue nel mondo è che da piccole cose ne tiriamo fuori di grandi. Sono partita così, come un’avventura, senza troppi conti economici, sia per mettere in bottiglia i sacrifici di tanti anni che ho visto fare da mio padre e dai suoi fratelli, sia come testimonianza per le future generazioni e per i miei figli, sia come l’ultima goccia nel mondo dell’olio per dare anch’io il mio contributo, in questo anno così funesto per tutti».
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