ASMAVE, Larizza: «Perdite ingenti di fatturato e clienti futuri»

Durante la prima ondata di Coronavirus il settore del marmo italiano è stato l’unico a fermarsi mentre competitor internazionali non hanno mai sospeso la produzione. Lo svantaggio è stato doppio: perdita di fatturato immediato e una probabile perdita di clientela futura.

L’emergenza sanitaria, in Italia, non ha risparmiato neanche il settore del marmo. Caso unico di stop totale, con i competitor internazionali che non hanno mai sospeso la produzione, per un mondo in cui il contatto tra i dipendenti è pressoché nullo e le aziende sono altamente automatizzate

Basti pensare che ci sono linee di produzione e taglio lunghe anche sessanta metri  e che tante volte  i dipendenti parlano e dialogano via radio, tanto le distanze sono elevate – spiega Donato Larizza presidente di ASMAVE, consorzio marmisti veronesi che raccoglie un gruppo di aziende votate alla lavorazione del marmo operative in Valpolicella -. La prima chiusura è stata per noi drammatica: mentre il nostro paese ha chiuso completamente la produzione, i nostri competitor stranieri hanno continuato a produrre».

I clienti e gli importatori stranieri, rivela Larizza, sono arrivati a dubitare della veridicità dell’imposizione della chiusura e quando i loro magazzini si sono svuotati sono stati obbligati ad approvvigionarsi su altri mercati, aperti e funzionanti. 

«Questo per noi ha creato un doppio svantaggio – commenta Larizza, presidente ASMAVE -: una perdita di fatturato immediato e una probabile perdita del fatturato e di clientela futura. Abbiamo avuto delle perdite molto consistenti, circa un 40% sul fatturato gennaio- aprile, seppur l’inizio anno era stato positivo, con i trend in leggero aumento dopo anni di mercati a onde». 

Le tempistiche per la ripresa sono ancora incerte anche se, con estrema cautela, i mercati drasticamente chiusi stanno pian piano avviandosi verso una riapertura. Le valutazioni sono rimandate alla primavera 2021, in attesa di capire i movimenti di mercato. La speranza, per il nuovo anno, è quella di una riduzione fiscale e della ripresa degli incontri in presenza.

«Il costo della manodopera e dell’energia elettrica che abbiamo in Italia – spiega Larizza – sono determinanti nella costruzione del prezzo finale, un aspetto che ci penalizza molto. Abbiamo bisogno di continuare a far vedere in giro la nostra eccellenza, perché il marmo ormai lo sanno lavorare tutti ma in Italia lo si lavora meglio, con attenzione diversa e impianti che sono i migliori del mondo. Abbiamo bisogno di riprendere gli incontri in presenza perché il marmo ma è uno degli articoli in assoluto più difficili da fotografare e replicare sul web e la presenza sul posto di clienti buyer può senz’altro incrementare le vendite».