Al Catullo 800 mila mascherine prodotte da Carrera

L'azienda di abbigliamento veronese ha convertito parte della produzione nei suoi stabilimenti in Asia, terra del cotone, per creare un dispositivo medico naturale, certificato, «che sia al contempo un capo di abbigliamento».

L'aereo atterrato poco fa al Catullo.

E’ la prima volta che un aereo tagiko atterra sul suolo italiano. E lo fa al Catullo di Verona, per una buona causa. Il cargo privato della Somon Air è arrivato allo scalo aeroportuale scaligero questa mattina attorno alle 10 con un volo diretto dal paese asiatico, dove ieri pomeriggio era stato caricato di 800 mila mascherine confezionate in scatole sigillate e prodotte dall’azienda di abbigliamento Carrera Jeans nei suoi stabilimenti in Asia, terra del cotone.

La fase di carico delle mascherine ieri in Tagikistan, evento ripreso da numerose testate e televisioni locali e nazionali.

Ad attendere i dispositivi medici di classe 1 sulla pista di atterraggio c’era anche Gianluca Tacchella, amministratore delegato di Carrera, che al telefono ci spiega le caratteristiche di questa maschera facciale protettiva riutilizzabile: «Abbiamo prodotto questo dispositivo medico, certificato da Ministero della Salute, su un brevetto registrato da un’azienda estone, la Gaap Technology OU, la quale ha inventato un filtro multi-layers di “Carbon Nanoclusters NCN” che, abbinato al nostro tessuto in cotone, fornisce una protezione respiratoria ultra efficace per l’uso in settori in cui i lavoratori siano esposti a particelle di polvere e/o particelle liquide non volatili».

«Si tratta di un progetto partito lo scorso autunno e pensato originariamente come accessorio moda per tutelare le persone da smog e polveri sottili – sottolinea l’AD – ma ora che c’è questa emergenza e abbiamo visto che il dispositivo è efficace anche per la lotta al Covid-19».

Maschera facciale Carrera

«L’aspetto più rilevante è quello tecnologico. – prosegue Tacchella – I Carbon Nanocluster sono caratterizzati da proprietà biologiche chimiche uniche e naturali (in questi dispositivi facciali non è presente la plastica contenuta nelle normali TNT, tessuto non tessuto) e rappresentano un ponte tra le strutture atomiche e molecolari e i materiali sfusi. Per le loro dimensioni nanometriche i Carbon Nanoclusters costituiscono superfici antimicrobiche efficaci e i test effettuati in laboratorio hanno dimostrato un alto grado di intrappolamento cellulare, reso estremamente efficiente proprio per le loro caratteristiche dimensionali».

I fondatori della Carrera Jeans, Tito, Domenico, Imerio Tacchella assieme all’AD Gianluca Tacchella

Come già accaduto in passato, in un mercato competitivo come quello dell’abbigliamento, l’azienda veronese ha puntato ancora una volta sulla tecnologia, ricordiamo ad esempio i jeans all’aloe o la certificazione vegan sui prodotti, rispettando la filiera integrata e completa (e sono poche aziende a potersi vantare di questo) che va dalla raccolta del cotone a mano nei campi del Tagikistan, alla produzione in loco dando lavoro a più di duemila famiglie in Asia, fino alla commercializzazione in Italia e all’estero del prodotto finito.

«Tecnologia e design. – conclude Tacchella – quest’ultimo vero valore aggiunto “made in Italy” e frutto di un’esperienza aziendale e di famiglia che prosegue dal 1965. La maschera facciale protettiva l’abbiamo pensata non solo come dispositivo medico, ma anche come capo di abbigliamento, visto che – volenti o nolenti – saremmo costretti a indossarla per un po’ di tempo ancora».

Il dispositivo medico, riutilizzabile e lavabile fino a un massimo di trenta lavaggi, è prodotto da Carrera Jeans che, a sua volta, lo mette a disposizione dei fornitori italiani per gli usi commerciali e non. Destinatarie privilegiate di questo prodotto saranno le farmacie e le parafarmacie.