Allevamenti in crisi per l’aviaria nel veronese, Confagricoltura denuncia «sciacallaggi»

Aviaria, Confagricoltura denuncia epiosodi di sciacallaggio nelle aziende in crisi di liquidità: «Ci offrono cifre da fame per acquistare gli allevamenti».

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Aviaria e guerra in Ucraina mettono in difficoltà gli allevamenti veronesi

L’emergenza aviaria ha causato una crisi di liquidità senza precedenti negli allevamenti veronesi, costretti a lunghi mesi di stop con altissimi costi diretti e indiretti. E c’è chi se ne approfitta, denuncia Confagricoltura.

«Nelle aziende cominciano a girare personaggi che offrono cifre irrisorie per acquistare le aziende in difficoltà finanziaria. Ma ci sono anche strozzini che mettono sul tavolo finanziamenti con tassi alle stelle» fanno sapere dall’associazione di categoria.

Diego Zoccante, presidente della sezione di prodotto Allevamenti avicoli di Confagricoltura Verona
Diego Zoccante, presidente della sezione di prodotto Allevamenti avicoli di Confagricoltura Verona

«Siamo nel mirino di veri e propri sciacalli, che cercano di trarre vantaggio da una situazione drammatica» sottolinea Diego Zoccante, presidente della sezione di prodotto Allevamenti avicoli di Confagricoltura Verona. «Invito le aziende a prestare attenzione, anche se comprendo cosa significhi essere ferme dall’autunno, in mancanza di liquidità dal ciclo precedente di produzione e senza aver ricevuto neanche l’ombra di un indennizzo».

«Ora si sta ripartendo lentamente con gli accasamenti, a macchia di leopardo, ma il problema è che si lavora in perdita. Con i costi di produzione alle stelle, basti solo pensare al prezzo dell’energia elettrica schizzato in un anno da 60 a 660 euro a megawattora, non riusciamo neppure a pareggiare le spese e neanche a spegnere la macchina degli allevamenti. Già l’anno scorso non era stata un’annata facile, ma adesso la speculazione è arrivata a livelli mai visti».

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L’altra grande criticità che sta avanzando è la carenza di mangimi, dovuta dal blocco dell’export conseguente alla guerra in Ucraina. «Le navi sono ferme nel porto di Odessa con le granaglie – riferisce Zoccante – e già le aziende stanno cercando di accaparrarsi il mais sul mercato a suon di quattrini. Ci sono piccoli allevamenti che hanno scorte di mais per dieci giorni. Il rischio, se venisse a mancare il mangime, è che gli animali vadano in stress alimentare, con conseguenze non indifferenti. Il mio augurio è che si arrivi a una negoziazione seria in Ucraina, per arrivare a mettere fine sia all’emergenza sanitaria, sia a quella economica».

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Simone Menesello, presidente della sezione avicola nazionale di Confagricoltura
Simone Menesello, presidente della sezione avicola nazionale di Confagricoltura

Domani intanto Simone Menesello, presidente della sezione avicola nazionale di Confagricoltura, sarà a Roma al tavolo tecnico sull’emergenza aviaria per fare pressing sugli indennizzi attesi dagli avicoltori.

«Ci attendiamo la conferma che i 30 milioni del fondo del ministero delle Politiche Agricole vengano destinati tutti a far fronte alle problematiche causate dall’influenza – spiega Menesello –, come ci è stato comunicato ieri all’audizione in commissione agricoltura alla Camera. Il nostro pressing sindacale è e sarà forte e continuo a tutti i livelli, finché non saranno introdotte soluzioni adeguate».

Domani un altro incontro sull’aviaria è previsto a Venezia nella sede nella Regione Veneto, con l’assessora alla Sanità, Manuela Lanzarin, che incontrerà i rappresentanti degli allevatori. «Stiamo ripartendo con gli accasamenti – riferisce Michele Barbetta, presidente della sezione avicola di Confagricoltura Veneto –, ma la situazione è molto critica perché si procede a rilento e tra mille difficoltà. All’assessore vogliamo chiedere di farsi portavoce con il ministero della necessità urgente di individuare un vaccino, affinché si arrivi al prossimo autunno senza la preoccupazione di dover affrontare un’altra epidemia dagli effetti devastanti. Non dobbiamo dimenticarci che il virus è ancora presente nella fauna selvatica e che, dunque, il rischio che gli allevamenti vengano di nuovo infettati è altissimo».

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