De Togni: «Necessaria la sostenibilità, ambientale ed economica»

Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona, interviene ai microfoni di Verona Economia, plaude al ritorno di Vinitaly e affronta assieme a noi alcune sfide che attendono l’agricoltura e gli imprenditori agricoli nei prossimi anni.

Presidente De Togni, partiamo da una considerazione su Veronafiere che è ripartita con Marmomac e dal 17 al 19 ottobre ripropone una speciale edizione di Vinitaly. Una fiera che sembra aver ripreso a pieno la propria attività, e questo è un bene anche per il vostro settore.

Certamente, ripartiamo con questa edizione ridotta di Vinitaly, io la definisco un “promemoria” per il Vinitaly vero e proprio che sarà il prossimo anno, finalmente, sperando che non ci siano problemi ancora con la pandemia, ma mi pare che ci stiamo avviando verso una soluzione del problema pandemico. Vinitaly che torna è sicuramente una notizia importante per la nostra produzione vitivinicola, sia per Verona, che per il Veneto, che per l’Italia tutta.

E quest’anno dobbiamo già apprezzare una vendemmia che sta procedendo abbastanza bene, l’uva è pronta e ormai deve essere raccolta. I prezzi sono discretamente soddisfacenti, almeno per le varietà principali, e quindi attendiamo il post vendemmia, cioè la vendita del prodotto finito del vino, e attendiamo che il Vinitaly ci dia una mano e una nuova motivazione per ripartire con più entusiasmo.

Veniamo a lei: classe 1957 due figli, è stato per 19 anni vicesindaco e assessore al Comune di Angiari, ma poi ha ricoperto anche cariche di consulenza a livello parlamentare ed europeo. Parlando di amministrative, che lo scorso fine settimana hanno visto 23 comuni veronesi al voto, le è venuta un po’ la nostalgia?

Nostalgie non ne ho. Sicuramente la passione politica mi è rimasta e ancora mi interesso di politica a livello personale ovviamente non più a livello di partito. Nostalgia, dicevo, non ne ho perché penso che dopo quasi vent’anni di “servizio” delle istituzioni pubbliche penso di aver fatto la mia parte

Lei è stato nominato presidente di Confagricoltura Verona lo scorso maggio 2021, ha preso il posto di Paolo Ferrarese. Durante il giorno di insediamento ha detto: «Largo ai giovani e alle donne». È questo il futuro dell’agricoltura secondo lei, e aggiungo io, anche dell’associazionismo?

Ne sono assolutamente convinto, la mia scelta di avere dei collaboratori giovani tra i miei più stretti collaboratori, che sono i membri della mia giunta esecutiva, è una conferma di questa mia convinzione. Ho metà donne e metà uomini proprio perché credo che anche l’universo femminile sia e possa essere benissimo rappresentato anche nel comparto dell’agricoltura. Sicuramente i giovani e le donne sono il futuro non solo dell’agricoltura, ma di tutto il mondo dell’associazionismo e delle attività economiche in generale.

Tra l’altro se non sbagliamo per la prima volta in assoluto c’è una vicepresidente donna.

Certamente ho scelto una vicepresidente donna, Camilla Capurso, e sono molto contento della scelta che ho fatto perché devo dire che è stata una scelta assolutamente indovinata e apprezzata anche all’esterno, da parte dei soci da parte di tutto il consiglio.

E tornando al vino, sembra che quella del 2021 sia un’annata particolare, splendida come qualità.

Sì è vero, le previsioni sono di una vendemmia di grande qualità, sia per i rossi che per i bianchi. Ovviamente poi andrà verificato in termini pratici nel momento in cui dal grappolo passiamo la bottiglia di vino e quindi alla fase successiva. Diciamo che quando le premesse in vendemmia sono buone difficilmente vengono disattesi poi in cantina.

Alberto De Togni

Venerdì 8 ottobre, alle 17.15, nella sala convegni di Veronamercato, ci sarà un convegno organizzato proprio da Confagricoltura Verona con esperti ed esponenti istituzionali sui cambiamenti climatici. Grande pericolo per l’agricoltura questo fenomeno che ormai è noto?

Assolutamente, i fenomeni estremi vediamo che hanno un’incidenza statistica sempre più intensa e sempre più frequente durante gli anni. E ovviamente non è che possiamo modificare o gestire i cambiamenti climatici, li dobbiamo subire ma nel subirli possiamo tentare anche di trovare delle soluzioni che ci possano mettere al riparo da perdite di reddito e da danni eccessivi.

Il convegno che facciamo venerdì ha appunto questo obiettivo e cioè di individuare o quantomeno di evidenziare quelli che possono essere le principali tecnologie che ci possono venire in aiuto, soprattutto una difesa del reddito, diciamo passiva, e cioè tramite i fondi di solidarietà e le assicurazioni. Assicurazioni che devo dire nel nostro comparto è sempre più difficile avere e inseguire perché la rischiosità via via si è fatta sempre più elevata e quindi anche i premi assicurativi e la disponibilità delle compagnie di assicurare i nostri prodotti sta scemando. Quindi dovremo trovare anche delle soluzioni dal punto di vista assicurativo, per trovare anche dei ristori per i danni che purtroppo non riusciamo ad evitare.

Cambiamenti climatici ovviamente in testa all’agenda delle criticità che Confagricoltura dovrà affrontare così come le altre associazioni di categoria. Quali altre sfide vi attendono per il futuro?

La sfida che ci è stata posta e che è sempre più impellente è quella della sostenibilità, tant’è che il documento finale del G20 di Firenze di pochi giorni fa mette proprio la sostenibilità tra le principali esigenze del nostro futuro. Sostenibilità però che poggia su tre filoni: sostenibilità economica, sociale e ambientale. Parlare di sostenibilità ambientali ad aziende che non riescono ad avere una sostenibilità economica è un po’ difficile, è facile parlare di ambiente di sostenibilità da parte di persone che hanno lo stipendio fisso perché hanno la fortuna di avere lavori diversi dal nostro.

Noi in campagna il pane ce lo dobbiamo guadagnare giorno per giorno, quindi sicuramente nessuno meglio di noi agricoltori ha interesse a operare in un ambiente sano e un ambiente migliore perché la nostra produzione è fatta nell’ambiente. Però deve essere una sostenibilità che abbia una sua sostenibilità – permettetemi il gioco di parole – che sia anche economica, cioè prima l’azienda deve restare in piedi dal punto di vista economico poi ragioniamo su tutto il resto.

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