Verso la sostenibilità intensiva

Sembra un paradosso eppure potrebbe essere l’unica via per garantire una produzione alimentare sufficiente a soddisfare la domanda in rapida crescita senza appesantire ulteriormente un ambiente già asfissiato. Ne abbiamo parlato con Paolo de Castro, Europarlamentare in Commissione Agricoltura e Sviluppo alla presentazione del suo ultimo saggio “Cibo. La sfida globale”.

Sei mesi in cui l’agricoltura è stata al centro del dibattito mondiale insieme alla sostenibilità e all’alimentazione. La domanda che ora tutti si pongono è: come dare continuità ai messaggi di Expo Milano 2015 sulla strada di una crescita agroalimentare bilanciata e coerente con il fabbisogno del mondo.

Un’impresa se pensiamo alla stretta attualità, con l’UE e gli USA che ancora non riescono a trovare l’accordo definitivo sul TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) che secondo alcuni farà fare un salto di qualità all’economia europea su scala mondiale, mentre oltre duecentomila persone hanno sfilato sotto la Porta di Brandeburgo per chiedere la sospensione delle trattative. Questo storico accordo (dovrebbe essere chiuso nei primi mesi del 2016, ndr) renderà molto più facili gli scambi economici tra Europa e Stati Uniti. A livello alimentare e agricolo si insegue la strada del livellamento normativo sia per quanto riguarda la produzione, sia per quanto riguarda  ad esempio i controlli di qualità prima e durante la coltivazione.

A preoccupare una buona parte della popolazione è il fatto che questo accordo potrebbe innalzare ulteriormente il nostro sfruttamento del suolo, già eccessivamente alto.

Si inserisce in questo dibattito anche l’ultimo saggio di Paolo De Castro “Cibo. La Sfida Globale”. Abbiamo incontrato l’Europarlamentare italiano in Commissione Agricoltura e Sviluppo alla presentazione del suo ultimo lavoro a Villa Vendri, lo scorso 22 ottobre. Un saggio chiave per interpretare le dinamiche di sviluppo del comparto agricolo e alimentare nel dopo Expo.

Dott. De Castro. L’idea di scrivere questo saggio nasce prima o dopo Expo?

Prima. Nasce nel 2011 quando scrissi “Corsa alla terra”. Tutto parte dal sorpasso, all’inizio degli anni Duemila, del tasso di crescita della domanda sull’offerta. Questo enorme cambiamento ha generato a cascata una serie di scompensi ai quali non eravamo preparati. La produzione agricola per decenni ha superato la domanda, generando eccedenze e surplus, oggi succede il contrario.

Abbiamo modo di invertire questa tendenza?

Provocatoriamente dovremmo puntare all’intesivizzazione della sostenibilità. Siamo abituati a parlare di agricoltura intensiva, mentre dovremmo lavorare per trasformare le coltivazioni e le produzioni sostenibili in uno standard diffuso a livello planetario.

Per la prima volta, ad Expo Milano 2015, all’interno dei cluster abbiamo visto Paesi in via di sviluppo presentare le loro tipicità agricole come una risorsa. Tipicità sulle quali basano i propri orizzonti di crescita per il futuro. Ce la potranno fare da soli?

Alla luce di questa crescita esponenziale della domanda, il mercato non mancherà nemmeno per questi Paesi. Poi però bisogna fare in modo che la produzione giunga nei luoghi in cui può essere valorizzata, dove i prezzi possono pagare gli agricoltori che hanno prodotto i beni. Il mondo è complicato, chiede più cibo ma a quei prezzi che i consumatori e il territorio sono in grado di pagare. Quindi un conto è il riconoscimento della qualità, altra cosa è la capacità di esportare.

Quindi saranno i piccoli a dover fare i grandi, o i grandi a dover fare i piccoli?

Non è un fatto di dimensione. Si rischia di tradurre piccolo con bene e grande con male. Ci sono strutture produttive piccolissime in grado di generare reddito. Pensiamo alle mele in Trentino, ad esempio. La capacità di successo è insita nella capacità organizzativa. Da qui dipende il successo o meno di un prodotto.

Dott. De Castro, un’ultima domanda. Quale sarà l’eredità agricola di Expo…

L’Esposizione Universale ha accresciuto la consapevolezza diffusa, tra i cittadini, di questi temi che fino a qualche mese fa sembravano troppo difficili, riservati a studiosi ed esperti in materia. Conoscere questi squilibri è fondamentale per cercare di superarli. Dietro a questi scompensi spesso ci sono guerre guidate dalla mancanza di prodotti alimentari o dall’impennata dei prezzi. La conoscenza potrà generare delle soluzioni.