Agriturismi, stanze vuote per i ponti del 25 aprile e 1 maggio

Tebaldi, presidente Agriturist: «Abbiamo solo pochi dipendenti di aziende e personale ospedaliero. Azzerate le prenotazioni straniere per l’estate. Speriamo di recuperare un po’ con gli italiani».

tebaldi agriturismi

Le stanze sono rimaste vuote a Pasqua e così sarà pure per i prossimi ponti del 25 aprile e del 1° maggio. L’emergenza coronavirus sta mettendo in ginocchio gli oltre 400 agriturismi della provincia veronese, che si trovano con le strutture vuote da oltre due mesi, con la prospettiva di essere bloccati con l’attività anche per l’estate. Niente scampagnate all’aperto, niente escursioni in bicicletta e gite con i cavalli, stop ai banchetti per matrimoni e comunioni, stop anche alle fattorie didattiche.

«Stiamo ospitando qualche dipendente che lavora nelle aziende che lavorano in emergenza o altro personale impegnato in prima linea nella lotta al coronavirus, come medici e infermieri» spiega Alessandro Tebaldi, presidente di Agriturist Verona e titolare dell’agriturismo Alba a Baone.

«Purtroppo, con tante aziende chiuse in seguito anche all’ultimo Dpcm, si tratta di pochi clienti, che sono nulla sia per chi ha solitamente un giro d’affari legato al mondo delle imprese, sia rispetto al movimento degli scorsi anni. La Pasqua dava il lancio alla stagione turistica e fino al 1° maggio erano 20 giorni di fuoco. Quest’anno invece abbiamo le strutture chiuse e vuote e le previsioni per l’estate non sono rosee. Chi lavorava con il mercato turistico straniero ha visto azzerate tutte le prenotazioni e non sappiamo come sarà in futuro la circolazione in Europa. Ancora non sappiamo neppure noi, in Italia, se riapriremo e quando. A maggio si riaprirà a scaglioni, ma non saremo tra i primi. Peraltro hanno parlato di ristoranti, ma di hotel, agriturismi e agricampeggi nulla. Nessuno ha detto nulla delle ipotetiche regole che ci riguarderanno».

Difficile, ora come ora, pensare a come sarà la ripresa: «C’è un grande punto interrogativo sulle tante attività turistiche e culturali. Gardaland riaprirà? E la stagione lirica dell’Arena? E i musei, i concerti, i mille eventi in provincia e sul lago? Se tutto questo dovesse anche in parte sparire, sarebbe difficile trattenere gli ospiti per più di qualche giorno» ragiona Tebaldi.

«Io credo che lavoreremo con un mercato soprattutto territoriale, vale a dire famiglie che scapperanno dalla città per cercare di ricaricarsi in mezzo alla natura. Forse qualcosa, in tarda estate o autunno, recupereremo con i turisti stranieri, ma solo quelli di Germania, Austria e Olanda. Speriamo di poter comunque lavorare un po’, perché ora i danni sono quasi totali. E ci auguriamo di ricevere dal governo, quanto prima, direttive chiare e certe».