A.Ve.Pro.Bi contraria al fotovoltaico a terra

I nuovi progetti di impianti fotovoltaici a terra sono stati presentati nell'ultimo periodo in tutta la Regione, suscitando l'opposizione dei produttori biologici veneti riuniti sotto l'A.Ve.Pro.Bi (Associazione Veneta dei Produttori Biologici e Biodinamici).

Impianto fotovoltaico a terra
Un impianto fotovoltaico a terra.

Anche i produttori biologici veneti riuniti sotto l’A.Ve.Pro.Bi (Associazione Veneta dei Produttori Biologici e Biodinamici) prendono posizione contro i nuovi progetti di impianti fotovoltaici a terra che sono stati presentati nell’ultimo periodo in tutta la Regione, alcuni sotto il nome di “parco agrofotovoltaico”.

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«Siamo venuti a conoscenza che a Loreo – afferma l’Associazione -, nella provincia di Rovigo, si sta per procedere all’autorizzazione di un gigantesco parco fotovoltaico di oltre sessanta ettari con l’intento di coltivare la superficie sottostante i pannelli. Su questo si manifesta un ampio scetticismo sulla buona riuscita delle coltivazioni, mentre è certo il devastante impatto ambientale e paesaggistico che ne deriverebbe al territorio circostante che si trova, oltretutto, a ridosso del perimetro del Parco del Delta del Po».

«Sembra inoltre, che il terreno interessato sia attualmente condotto con metodo biologico: ci chiediamo se questo possa essere compatibile con una tale installazione dove è chiaro che il reddito di riferimento non sarà sicuramente quello agricolo, ma quello derivante dalla vendita dell’energia. E ci permettiamo di fare un’altra osservazione: quale sarà la difficoltà nel controllo delle infestanti con sopra questa installazione (che richiede di fatto l’assenza di ombreggiamenti di qualsiasi tipo), in un terreno in regime biologico? In sintesi, si sottrarrà della buona terra che potrebbe essere invece destinata a coltivazioni di qualità», prosegue.

«Il terreno ricade, tra l’altro, nel comprensorio del radicchio Igp di Chioggia. Si sottolinea, infine, che l’appezzamento interessato si colloca a fianco di percorsi ciclopedonali particolarmente suggestivi e non saranno da meno i riflessi negativi in chiave turistica, oltre a rendere l’area da rurale a interamente artificiale».

«È forte la nostra preoccupazione che questo tipo di iniziative economiche possano riguardare anche numerosi altri comuni della provincia di Rovigo, che porteranno non solo a sottrarre il bene più prezioso che un imprenditore agricolo abbia a disposizione, ma anche a una gestione insensata del territorio. Pensiamo che dal momento che il Veneto è la prima regione italiana in fatto di consumo di suolo agricolo, sia più sensato installare il fotovoltaico sui tetti delle migliaia di capannoni industriali che occupano la nostra regione o in altre superfici non agricole. Chiediamo, quindi, con forza, alla Regione Veneto di intervenire celermente nell’impedire questo tipo di installazioni mascherate da green economy e continuare, invece, a sostenere la vera agricoltura».

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