Wanda Castellani, stella tra le stelle

Non solo le sue poesie, non solo i suoi libri sulla cultura e le tradizioni veronesi. Dietro la figura della celebre poetessa, scomparsa ad inizio settembre, c’era anche una donna che ha vissuto per le sue poesie e anche per la sua famiglia. Con forza, determinazione e saggezza.

«T’ò vardà in facia… Signor / e m’ò inacorta alòra del tò sguardo / che l’èra in mì dal primo me spiansiso / nel sèn de mama».

Se n’è andata in punta di piedi, dopo tanta sofferenza, una delle penne più incisive e rivoluzionarie di Verona. Wanda Girardi Castellani, poetessa, giornalista, Cavaliere Ufficiale all’Ordine della Repubblica e Presidente Onorario di quel celebre Cenacolo di Poesia dialettale “Berto Barbarani” del quale faceva parte dalla primavera del 1949, ci ha lasciati lo scorso 8 settembre. Cultrice delle tradizioni veronesi, e accesa sostenitrice del dialetto veneto, per il quale ha scritto importanti antologie.

Se n’è andata e come succede spesso per chi ha fatto cultura nel suo tempo, Verona riscopre ora il valore della sua opera, il sapore delle sue rime attraverso le quali “la Wanda” ha raccontato storie, pensieri, emozioni e ha sdoganato temi che, con la poesia dialettale, non avevano nulla a spartire, come la religione, la filosofia, la parità dei sessi. Sapeva essere tradizionale e allo stesso tempo moderna. Nel 1978 pubblicò Noialtre (Nuova STEI editrice), una raccolta di poesie che fece scalpore per la chiarezza con la quale trattava temi femministi all’epoca molto meno condivisi di oggi. Alcuni l’hanno definita indomabile, altri, come il suo capoufficio alla Mondadori, l’hanno ricordata semplicemente come una donna che andava “oltre”.

Una foto di Wanda nel fiore degli anni

Non era un professore Wanda, era una mamma e poi una nonna che a quattro anni recitava già, per passione, per emulazione, forse quasi per missione. La sua casa era piena di coppe e premi vinti in mezzo secolo di concorsi, e le pareti tappezzate di quadri e libri. Ha formato il suo carattere artistico con l’esperienza e con il tempo, da autodidatta, prendendo spunto dalla vita. Evasioni poetiche de na dona de casa si legge sulla copertina di Pena e… scoa (Edizioni Corev, 1974) il suo primo libro, quasi a sottolineare che anche se amava Pirandello, ascoltava la musica classica di Sibelius e la sua biblioteca aveva spazio anche per Neruda oltre che per i colleghi poeti veronesi, Wanda Girardi Castellani ha sempre vissuto per la famiglia, sostenendo sacrifici anche personali quando, ancora giovane, rimase vedova e tornò a lavorare come segretaria.

Una delle ultime foto di Wanda

Ma il suo carattere forte, la sua cultura e la sua maestria nel mettere tutto su carta, ci hanno regalato una produzione che conta 11 pubblicazioni edite e tanti lavori e le hanno regalato grandi soddisfazioni, come presentare nel 1995 sul palco dell’Arena la consegna a Josè Carreras del Premio Lugo, davanti a quindicimila persone.

«Ricordo ancora quanto scrisse “Pianeti”» racconta il figlio Flavio, noto astrofilo veronese. «Avevo 14 anni ed eravamo in navigazione in mezzo al Mediterraneo, in crociera, e accanto a noi sfilò un’altra nave. Fu tutto un agitarsi di mani, sia dalla nostra parte sia sul ponte dell’altra imbarcazione. Quella sera, il capitano, appassionato di stelle, spense tutte le luci dei ponti e restammo un’ora a osservare il cielo. Furono due episodi di vita, due momenti che decise di consacrare in una poesia, Pianeti appunto».
«Aveva una capacità innata di recitare, e una memoria di ferro» prosegue il figlio Mirco, che custodisce gelosamente tutti i lavori della mamma in uno sconfinato archivio digitale. «Ricordo come incantò una classe di ragazzini alle scuole medie che la ascoltavano entusiasti. Ha scritto fino all’ultimo. Andavo da lei come “segretario” e lei mi dettava e supervisionava».

«Quando sono partita per l’Erasmus» ricorda Marta, una delle nipoti, «decise di intraprendere con me uno scambio epistolare. Mi mandava delle lettere che intitolò “Gli amori della mia vita”, dove mi raccontò di volta in volta i frammenti perduti dei suoi affetti, dalla giovinezza in avanti. Ne conservo un ricordo meraviglioso».
Wanda Girardi Castellani resterà, questo è sicuro, non solo nelle sue poesie e nei suoi libri, non solo nei ricordi di chi le ha voluto bene, ma anche lassù, in quell’asteroide scoperto dal figlio Flavio che, dal 2003, porta orgogliosamente il suo nome.

Pianeti
‘Na pìcia colorada
che rùgola ne l’udo sensa fine
incartà de misteri
imbombegà de dubi e de paura.
Distanti
come lumi in la note ‘dosso a’n monte
gh’è altre pìce che va;
bruscà de lune?
che senso de deserto in ‘stó pensiér!
Ma mi vói crédar ..si, che tórno-atórno
ghe sia altri oci che se incrósa ai nostri
ghe sia a sbrusiàr le stesse mé domande
che da sempre va in çérca de risposta
e vói crédar che un dì sé incontrarémo
e da ‘na pìcia a l’altra
da viçini
a porta vèrta con un posto a tòla
sé strénsarém la man ne l’universo
par sentirse in stó mar
co-fa dó barche
quàn le se cata al largo su l’abisso,
un fià de manco …soli!

La giornalista
Wanda Girardi Castellani era iscritta all’Albo dei Pubblicisti dal 1989. Ha scritto più di 500 articoli sulla rivista “Quatro Ciacoe” e non solo. È stata tra i pionieri delle Tv libere a Verona tenendo una rubrica, “El Tinel” su Tele Verona (1977).