Sotto il velo? Un bel sorriso, e tanta ironia

A Verona ospite della libreria Pagina Dodici, Takoua Ben Mohamed, autrice di “Sotto il velo” e “La rivoluzione dei gelsomini”. Tra fumetti interculturali la «tunisina de Roma» ha parlato di religione, stereotipi e molto altro.

Per non sbagliare, l’ha chiamato fumetto interculturale, perché sulle tavole dal tratto spietatamente ironico, che a qualcuno ricorda lo stile di Sarah Andersen, ci sono finiti i conflitti, le speranze e, più di tutto, le quotidianità di tantissimi immigrati di seconda generazione. Lei è Takoua Ben Mohamed, «tunisina de Roma», come si definisce con una risata contagiosa: per la casa editrice Becco Giallo ha pubblicato, nel 2016, “Sotto il velo”, un divertente e personale excursus tra i pregiudizi che in questo Paese riserviamo ancora alle persone velate. Ma in libreria, da pochi giorni, c’è anche “La rivoluzione dei gelsomini”, un’altra opera a fumetti, edita sempre da Becco Giallo, frutto di un lavoro di tre anni: dentro c’è la storia della famiglia dell’autrice, spezzata tra Tunisia e Italia, la dittatura di Ben Ali, l’esilio del padre, l’identità da ricostruirsi in un Paese non troppo morbido con chi è diverso. Soprattutto a questo è stato dedicato l’incontro di ieri, 13 novembre, che ha visto l’autrice ospite della libreria Pagina Dodici, in occasione del Festival del Cinema Africano.

 

Foto di Dario Nicoletti, scattata durante l’evento alla libreria Pagina Dodici

Tra le tavole di “La rivoluzione dei gelsomini”, presentato in anteprima al Lucca Comics, emerge soprattutto la figura della madre, che di tutto ha fatto per proteggere i figli e le figlie dall’amaro della dittatura tunisina, una volta arrivata anche in casa loro: Takoua ricorda la madre riassettare casa il più velocemente possibile dopo l’ennesima perquisizione, prima che i bambini si svegliassero. «La storia ha sempre sottovalutato queste donne, ma sono loro che portano avanti le lotte per la democrazia». Ma le figure femminili forti non mancano di certo nella vita dell’autrice, che racconta anche delle vicende della zia: nonostante le quattro lauree, tra le maglie della dittatura non è mai riuscita a trovare lavoro. Ha finito per aprire una pasticceria, di discreto successo, e per Takoua vedere i quattro diplomi universitari appesi dietro il bancone colmo di dolci è sempre stata una grande fonte d’ispirazione.

L’incontro con il padre, che fin dalla sua nascita era stato costretto all’esilio, avviene per la prima volta in Italia, quando lei ha ormai 9 anni: prima di quel momento non aveva mai potuto vedere nemmeno una sua fotografia, né contattarlo in alcun modo. Uno shock iniziale che però si è poi consolidato in un rapporto più che solido: e in fondo il suo libro è dedicato anche a lui e al suo attivismo. È stato proprio il padre, poi, a dirle «Non sai quello che stai facendo» quando, appena dodicenne e ispirata dalle sorelle più grandi, Takoua decide di indossare il velo. «Per provare», dice lei: anche se la “prova” continua fino al giorno d’oggi, e chissà quando finirà. Il primo giorno da “velata”, in ogni caso, Takoua lo ricorda bene: era passato meno di un anno dall’11 settembre 2001 («Il giorno che ha cambiato tutto») e i commenti crudeli non si sono fatti attendere. Ma l’autrice non si è lasciata intimidire e il velo continua a portarlo, da donna mussulmana, e da donna libera.
Proprio ai pregiudizi, alle domande curiose (e a quelle imbarazzanti), alle mille vicende che accomunano tutte le persone che in Italia portano il velo, Takoua ha dedicato la sua prima opera, “Sotto il velo”.
E quello che si scopre, ascoltando le parole di questa tunisina de Roma, è che l’Italia vista da sotto il velo, anche se ha qualche problema su cui lavorare, ha ancora tanta speranza da offrire.

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