Una piccola tregua di sogno
Lunedì 25 febbraio alle 18.30 ci sarà un incontro alla scoperta del carteggio tra Amalia Guglielmetti e Guido Gozzano, al Piccolo Teatro Giulietta.
Nel Foyer del Teatro Nuovo, si terrà una serata di letture a cura di Rossana Valier e Paolo Valerio, introdotte da Marco Ongaro, sui versi e lettere di due grandi artisti della poesia italiana, che si amarono appassionatamente e quasi segretamente.
Se il nome di Guido Gozzano ha un’eco nella nostra memoria a causa delle reminiscenze scolastiche, quasi certamente sconosciuto ai più è quello della coprotagonista di questo carteggio: Amalia Guglielminetti. Ingiustamente dimenticata nella storia della letteratura italiana, era pari per fama a Gozzano ed elogiata entusiasticamente da poeti e critici coevi, primo tra tutti D’Annunzio. Un bellissimo libro a lei dedicato e a cura di Silvio Raffo è uscito di recente a colmare questa lacuna.
Nella primavera del 1907 Gozzano ha ventitré anni ed ha appena pubblicato La via del rifugio, una raccolta di 30 poesie. Amalia Guglielminetti è ventisettenne e ha dato alle stampe la sua eccentrica silloge Le vergini folli, in cui rievoca la sua formazione all’interno di un istituto religioso femminile. Dopo un’iniziale antipatia, si scambiano i loro libri: ha così inizio un carteggio peculiare, che profuma sì di decadentismo e crepuscolarismo, ma è anche specchio di due personalità brillanti e profonde.
Ne nasce un amore sublimato, vergato a caratteri minuscoli nelle lettere, ineffabile e platonico: così doveva rimanere secondo Guido, invece concreto e vivo nella realtà, secondo Amalia, che insiste nel suo intento e soffre per un paio d’anni, obbligata infine ad autoimporsi l’amicizia al posto della passione.
Certo è che quando Amalia sfuggiva, Guido la cercava, come nell’ultima, sospesa missiva. Rimangono in un arco di quasi sei anni 124 lettere (quaranta quelle di lui, ottantaquattro quelle firmate da lei), pubblicate postume nel 1951 da Garzanti.
Come di consueto la lettura sarà accompagnata da musica e videoproiezione, per ottenere una sinestesia che vuole approfondire il detto e il non detto.
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