Storia breve del paramento di don Mazza

Conservato in Vaticano, è un capolavoro dell’arte serica veronese realizzato dalle allieve della scuola di don Nicola Mazza. Ora di quel paramento sacro a Verona se ne possono ammirare solo i bozzetti conservati nel museo perennemente chiuso dell’istituto mazziano. Quest’anno, quel museo, compie trent’anni.

Pochi lo conoscono perché non sempre lo si trova aperto. Quando accade è grazie alle donne dell’associazione Punti d’Incontro, che operano nell’istituto, e all’ultima maestra cooperatrice della Carità, Gabriella Gallio. Il museo dell’arte del ricamo di don Nicola Mazza è un piccolo tesoro di capolavori dell’arte serica realizzati dalle allieve della scuola. Erano ragazze che il Mazza toglieva dalla strada o da situazioni disagiate per dare loro una formazione professionale in grado di aiutarle nella società.

Inizialmente si dedicarono all’arte del ricamo, del rammendo e alle lingue straniere, poi nel 1832 furono aperti tre laboratori: di ricamo, di produzione dei fiori artificiali e una filanda, poi chiusi nel 1861. Non mancava quindi la coltivazione del bacco, un’arte antica che si era sviluppata grazie alle importazioni della Repubblica Veneziana. Dal bacco si ricavavano dei bozzoli che venivano filati per ricavarne la seta, un filamento pregiato molto richiesto, tanto che a Verona tra il XVII e il XVIII secolo la corporazione più potente e numerosa era proprio quella della seta.

Dal laboratorio di don Mazza uscirono molti prodotti eccellenti che finirono persino nelle mani dell’imperatrice d’Austria Maria Anna. E fu proprio grazie alla maestria delle giovani donne che l’istituto nel 1855 poté partecipare con i suoi lavori alla seconda Esposizione Universale di Parigi ottenendo addirittura la medaglia d’oro.

La storia però del paramento sacro nasce ben prima. L’idea era quella di creare un prodotto che esaltasse le capacità manuali delle allieve. Una sorta di passe-partout che doveva rappresentare la salvezza dell’uomo attraverso varie fasi. Per realizzarlo, però, serviva un modello. Così don Mazza chiese ai pittori Caliari, Fiamminghi e Pelesina di realizzare un’opera che figurasse i più importanti dipinti di Raffaello, Cavazzola, Veronese e Orbetto.

La lavorazione iniziò nel 1848 con la pianeta, che venne terminata nel 1852. Partirono poi i lavori per il pluviale e, finalmente, nel 1861, l’intero paramento è finito. In totale vi hanno lavorato quindici ricamatrici per realizzare venticinque quadri con ben sessantadue figure umane, oltre ad animali e a paesaggi, incorniciati da girali dorati e intrecciati a fiori policromi. L’opera d’arte viene spedita alla corte di Praga dove l’imperatore Ferdinando decide di donarla a papa Pio IX. A Roma è esposta alle Terme di Caracalla fino al 1870 poi, per preservarla, viene spostata in una stanza della sacrestia della Cappella Sistina, dove tuttora è conservata.

Tutto il paramento è realizzato con fili di seta ed inserti d’oro. Straordinaria è la resa plastica e volumetrica delle figure ricavate dall’utilizzo di filamenti di diverso colore a dimostrazione di quanto il ricamo fosse diventata un’arte vera e propria in grado di raggiungere livelli qualitativi eccezionali.

Questa, come molte altre, rappresenta un vanto veronese e italiano per la straordinaria tecnica esecutiva che purtroppo non ha avuto seguito negli anni. A maggior ragione il museo, oltre ad essere deputato alla conservazione, deve occuparsi anche di tutela e di fruizione per mantenere vivo il ricordo di questa bellissima arte ormai scomparsa. Soprattutto ora che ricorre il 30esimo anniversario della sua fondazione.

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