STOP, non più oltre: l’arte di Maffeo D’Arcole scuote le coscienze a Castel San Pietro
di Matteo Scolari
Uno sguardo diretto, senza filtri, sull’attualità e sulle forme di violenza – verbale e fisica – che attraversano la quotidianità e di cui ormai siamo assuefatti e purtroppo indifferenti. È questo il cuore della mostra “STOP, non più oltre” di Maffeo D’Arcole, inaugurata venerdì 27 marzo nella suggestiva cornice di Castel San Pietro. Un progetto site specific curato da Daniela Rosi e promosso da Fondazione Cariverona e Urbs Picta all’interno del palinsesto interdisciplinare Interregno.

Il titolo della mostra è già una dichiarazione netta, quasi un imperativo. Bruno Giordano lo spiega senza mezzi termini: «È il momento di dire basta, è il momento di non accettare più compromessi, è il momento di non accettare più una certa violenza, è il momento di capire che non reagire vuol dire in qualche modo essere complice» . Un messaggio che diventa ancora più esplicito nelle sue parole: «Non possiamo più continuare ad essere indifferenti di fronte a certi problemi perché vuol dire, in qualche modo, accettarli ed esserne complici» .

La mostra di D’Arcole prosegue il percorso già avviato da Fondazione, portando la riflessione su un piano ancora più radicale, quello della coscienza individuale. Il limite evocato nel titolo non è solo simbolico, ma diventa una scelta quotidiana di responsabilità, di linguaggio e di sguardo.

La curatrice Daniela Rosi descrive con efficacia l’impatto delle opere: «Sono cose che vedi sempre, ma alle quali non dai attenzione. Maffeo te le fa vedere con l’arte e tu a quel punto le vedi e ti disturbano». Un’esperienza immersiva che non consola, ma scuote, e che non offre soluzioni preconfezionate: «Maffeo non dà delle soluzioni, testimonia» .

Da qui nasce anche il senso di quello “stop” così deciso, come spiega ancora Rosi: «Fermiamoci e forse riflettiamo, forse siamo andati anche troppo in là» . Un invito a interrogarsi sulla perdita di sensibilità verso la vita umana, verso i più deboli, verso l’ambiente.

Il percorso espositivo riunisce oltre trenta grandi tele, una serie di collage, installazioni e video, in un ambiente immersivo che mette lo spettatore in relazione diretta con le opere, spesso prive di titolo proprio per non guidare ma responsabilizzare lo sguardo.

Lo stesso artista rivendica la matrice del suo lavoro: «Io mi sono ispirato a un movimento del primo 900, i dada; il dadaismo voleva comunicare tutto e niente, perché si rifacevano a quello che succedeva a quel tempo, la guerra e tutto quello che andava, e oggi siamo ancora da capo, le guerre, le violenze, la fame, la povertà» . Un percorso coerente che attraversa tutta la sua carriera: «Ho sempre portato avanti questo messaggio, di aprire gli occhi tutti e due, perché la nostra società secondo me gli fa comodo tenere chiuso un occhio e non guardare con tutti e due gli occhi» .

Tra i presenti all’inaugurazione anche amici e rappresentanti delle istituzioni. L’emozione personale si intreccia con il valore artistico, come racconta Franco Ramoso: «Mi sono emozionato molto perché c’è tutta la sua vita qua dentro» .

Un ruolo fondamentale è riconosciuto anche all’arte contemporanea come strumento di riflessione pubblica. L’assessora alla cultura Marta Ugolini sottolinea: «Un artista che ha una funzione non di essere decorativo, di bellezza, ma di farci pensare e riflettere e basta fare uno sguardo in queste installazioni, in queste opere, in questa videoarte per rendersene conto» .

“STOP, non più oltre” non è dunque solo una mostra, ma un’esperienza che mette lo spettatore di fronte alle proprie responsabilità, chiedendo di non voltarsi dall’altra parte. É a ingresso gratuito dal martedì alla domenica, e sarà disponibile fino al 3 maggio.
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