Se scrittore e pittore fanno lo stesso lavoro

Da un ritratto di se stessi può scaturire molto di più di una semplice descrizione fisica. Può essere il ritratto dell’anima, della propria personalità, che lo scrittore fa emergere grazie alla sua acuta sensibilità. Poi c’è il ritratto pittorico, un modo per esprimere a colori chi sei veramente. Tutto questo è Ritratti Letterari, un progetto di Nicolò Maccapan e Charles Chavannes.

di Erika Prandi

 

L’idea nasce «per caso» grazie all’incontro fortuito tra i due “artisti” alla fine del 2013. Ed è subito magia, come verrebbe da dire. «In effetti è stato così – rivela il giovane Maccapan –. Avevo in mente di produrre un vero e proprio ritratto scritto di una persona, ma che non fosse di tipo fisico. Volevo tradurre la personalità del soggetto per poi riprodurla in un dipinto che fosse basato solo ed esclusivamente sul testo. Quando ho conosciuto Charles si è dimostrato subito entusiasta del progetto, così abbiamo iniziato a collaborare». Il primo esperimento viene effettuato su un amico che si presta ad un’intervista di circa un’ora sui punti fondamentali della sua personalità, senza entrare nell’intimo della sua vita.

Tutti i ritratti partono da questo primo passaggio importante. Ciò che ne scaturisce è un breve racconto narrativo in cui vi possono essere uno o più protagonisti, umani o animali, che si inseriscono in vicende che hanno come tratti distintivi gli stessi del committente del racconto. La sua è una immedesimazione nella storia che raccoglie emozioni, valori, contraddizioni e punti di vista della propria persona. È un viaggio immaginario nell’Io più profondo, un racconto che rispecchia esattamente chi sei, che sai che ti appartiene. Nicolò è in grado di fare questo grazie ad uno studio costante sulla parola (di professione fa lo scrittore) per trovare il modo giusto con il quale esprimere la personalità dell’intervistato. «Per fare questo ho capito che bisogna togliere la finzione che le persone hanno nella propria quotidianità e cercare di scrutarli utilizzando la narrativa. Alla fine l’obiettivo è far capire a colui che si siede per avere un Ritratto che a farlo è lui, non noi. La trama la sceglie la persona, anche se inconsapevolmente. La pittura poi serve a dimostrare che è riuscito».

Per informazioni: www.ritrattiletterari.it