San Zeno, discorso del Vescovo alla città: «Disarmiamo le parole»

Redazione

| 20/05/2025
Nel tradizionale discorso alla città in occasione delle celebrazioni per San Zeno, il vescovo di Verona Domenico Pompili ha messo in guardia da due rischi: l’ipocrisia, che falsifica o strumentalizza la realtà, e la polarizzazione politica.

Nel tradizionale Discorso alla Città, il vescovo di Verona Domenico Pompili ha richiamato l’esempio dell’apostolo Pietro per delineare lo stile di chi è chiamato a guidare: libertà e non costrizione, disinteresse e non tornaconto personale, esemplarità e non dominio. Queste tre qualità, ha sottolineato, devono riflettersi anche nella comunicazione pubblica e politica.

Il vescovo ha messo in guardia da due rischi: l’ipocrisia comunicativa, che falsifica o strumentalizza la realtà (come nel caso dell’immigrazione o dei temi legati alla salute e alla cultura), e la polarizzazione, che porta al discredito e alla calunnia.

Vescovo di Verona Domenico Pompili: discorso alla città per San Zeno 2025
Vescovo di Verona Domenico Pompili: discorso alla città per San Zeno 2025

La Chiesa di Verona infatti celebra il 21 maggio la Solennità di S. Zenopatrono della Città e della Diocesi stessa. Come di consueto nel mese di maggio vengono proposte una serie di iniziative fra cui, questa sera, alle 18.30 i Primi Vespri della Solennità. In questo momento il Vescovo lancia tradizionalmente un discorso alla città, che riportiamo integralmente di seguito.

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San Zeno 2025: il discorso alla città del vescovo di Verona Domenico Pompili

Pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non perché costretti, ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge”. (1 Pt 5, 1-4)

Pietro sta descrivendo la personalità di chi ha una responsabilità verso gli altri e declina tre qualità indispensabili. La prima è la libertà e non la costrizione; la seconda è il disinteresse e non il perseguimento di propri interessi; la terza è l’esemplarità e non lo strapotere. Tutto questo si riverbera nel modo di comunicare. A tal proposito mi sembra che due siano ai nostri giorni i rischi da evitare nella comunicazione politica. Il primo è l’ipocrisia di chi nasconde le sue vere intenzioni, esasperando o sottostimando la realtà. Ad esempio, quando si dà una lettura allarmistica dell’immigrazione piuttosto che interpretarla in modo rigoroso. Oppure, quando si sottostima il tema della salute o della cultura. L’altro rischio è la polarizzazione del discorso politico che giunge fino al discredito, all’insinuazione, alla calunnia dell’altro.

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Comunque la si pensi, ciò che è decisivo è comprendere che la comunicazione decide della qualità di una comunità. Una comunicazione autentica genera coesione. Per contro, una comunicazione inautentica produce caos. Le “narrazioni”, infatti, non si limitano mai a trasmettere informazioni, ma danno sempre forma ad una comunità. “Occorre saggezza nel dire il vero” (D. Bonoheffer) e si richiede una “etica del discorso” contro le mistificazioni ideologiche e le condizioni sociali oppressive. Una comunicazione etica non finge di essere neutra: dichiara il proprio punto prospettico; custodisce le differenze, senza ipocrisie; sostiene un conflitto giusto, riportandolo al bene della comunità; è fatta di dialogo e l’esito di un dialogo è sempre imprevisto, prevede una corrispondenza soggettiva tra i pensieri, le parole e le emozioni; stimola e accetta la capacità critica; conosce l’importanza del non detto e dell’indicibile.

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Portare avanti una comunicazione autentica, nel pubblico come nel privato, è questione decisiva. Oggi, una delle sfide più importanti è quella di promuovere una comunicazione capace di farci uscire dalla “torre di Babele” in cui talvolta ci troviamo, dalla confusione di linguaggi senza amore, spesso ideologici o faziosi. La comunicazione, infatti, non è solo trasmissione di informazioni, ma è creazione di una cultura, di ambienti umani e digitali che diventino spazi di dialogo e di confronto. Disarmiamo la comunicazione da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo e odio; purifichiamola dall’aggressività, come invita a fare papa Leone XIV, che colpisce il mondo per il suo tratto nitido e discreto. Non serve una comunicazione fragorosa, muscolare, ma piuttosto una comunicazione capace di ascolto, di raccogliere la voce dei deboli che non hanno voce. Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra. San Zeno, il cui eloquio, stando ai suoi Scritti, è stato chiaro e delicato aiuti Verona a reimparare l’arte del dialogo con tutti e su tutto.

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