San Fermo, uno scrigno multisensoriale

La chiesa che prende il nome dai santi Fermo e Rustico è una delle più importanti di Verona, tanto da essere inserita nel circuito turistico di Chiese Vive. Da un anno è soggetta a un importante progetto di restauro, all’interno di un complesso in cui dovrebbe prendere vita il futuro Museo Diocesano. I lavori sono iniziati con don Maurizio Viviani che ne sta portando avanti il compimento. L’inaugurazione sarà con l’ex direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci.

 

Don Maurizio, a settembre festeggerà due anni dal suo insediamento nella parrocchia di San Fermo Maggiore. Qual è il suo bilancio personale?
È difficile tracciare un bilancio dopo così poco tempo. Tuttavia, mi sento di dover dire che questi due anni sono stati belli e intensi, e si sono rivelati pieni di scoperte e di soddisfazioni. San Fermo è una realtà piena di fascino e di bellezza. Ha assunto nel tempo più di una vocazione.
La prima è parrocchiale. San Fermo è parrocchia dal 1563. È un luogo in cui celebrano la loro fede non solo i parrocchiani, ma anche i veronesi, che frequentano la nostra chiesa per la sua bellezza e – come mi ha detto più di un fedele – per la spiritualità che si respira.
La seconda vocazione è culturale. Il complesso di San Fermo offre uno spaccato della storia veronese di oltre 1700 anni. Le tre chiese qui edificate attestano la devozione dei veronesi per i patroni Fermo e Rustico e, al tempo stesso, la bellezza della fede cristiana che ha ispirato manufatti straordinari. Tale complesso è una sorta di “finestra aperta sulla nostra storia”.
La terza è multisensoriale. San Fermo è luogo di concerti, mostre, manifestazioni e convegni. In tali circostanze, grazie alla bellezza architettonica e all’eccellente acustica, si propone non come un semplice contenitore, ma come uno “scrigno multisensoriale”: la musica eseguita, le poesie declamate o i quadri esposti si compenetrano con l’armonia dei volumi della chiesa e con le sue pareti affrescate.

Attualmente sono in corso dei lavori di sistemazione dell’edificio ecclesiastico. Quali sono i tempi e i prossimi step?
Il restauro, iniziato nell’agosto scorso, ha permesso di sistemare la parete esterna della Chiesa che si affaccia sull’omonimo stradone e di mettere in sicurezza i manufatti deteriorati dallo smog, dall’acqua e dalle vibrazioni causate dal traffico. Nella chiesa superiore i lavori si sono concentrati sulla carena di nave. Ne è stata restaurata una porzione di 12 metri e ora si sta provvedendo a restaurarne un’altra, di 10 metri. Sono stati inoltre realizzati un nuovo impianto di parafulmine e la “linea vita”. Ultimati i restauri, faremo un evento celebrativo con la presenza del prof. Antonio Paolucci, già direttore dei Musei Vaticani, che ben conosce la nostra Chiesa. Sarà l’occasione sia per ammirare le parti tornate al loro splendore originario sia per invitare le istituzioni a impegnarsi per ultimare il restauro del complesso.

Il neo assessore alla cultura ha parlato della necessità di promuovere il sistema museale veronese. In quest’ottica, pensa si possa inserire anche il Museo Diocesano? Se sì, come?
Quanto sostiene l’assessore alla cultura è in linea con un’indicazione sempre più condivisa a livello nazionale: valorizzare il patrimonio culturale, che è il nostro fiore all’occhiello e il miglior volano per il turismo. L’erigendo “Museo diocesano di San Fermo” potrebbe bene inserirsi nel già ricco panorama museale veronese, con la sua specificità: raccontare la storia della nostra diocesi, legata a doppio filo con la fede dei veronesi, e mostrare quanto gli artisti, ispirati dal Vangelo, hanno realizzato.

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