Rossella Pirro: mancina di nome e di fatto

Dipinge da quando suo padre le ha regalato il primo mini cavalletto. “Da grande” ha contribuito a curare la parte scenografica del film Letters to Juliet quando venne girato a Verona nel 2010. Con il suo pennello ha ritratto il rapper Ghali, l’influencer Giulia De Lellis, la cantante Levante. Rossella Pirro, in arte Tela Mancina, ha uno stile che riempie gli occhi di panorami astratti, attraversati da un’ironia speciale.

Nome d’arte? Tela Mancina. Una formazione specifica nel campo artistico: prima il liceo artistico e poi una laurea in Scienze dei beni Culturali all’Università di Verona. Lei, che con la sua arte fa tornare di moda la pittura ritrattistica con sfondi del tutto astratti che portano in luce la personalità dei suoi committenti, ci racconta i segreti di Tela Mancina.

Dove nasce l’artista che si nasconde dietro Tela Mancina?

Dietro la tela in realtà c’è Rossella, una bambina cresciuta a pennelli e colori e con tutto l’appoggio di due splendidi genitori. L’idea del nome invece è di una mia cara amica, Valentina. Un giorno mi ha guardata e mi ha detto tu sei “Tela e mancina” (Rossella è realmente mancina, ndr). Da quel momento tutto è stato più chiaro. Certo non sono mancate paure insicurezze e la tipica domanda «Ma a chi vuoi che interessi la mia arte?».

Com’è maturato questo pensiero nel corso degli anni?

Indubbiamente, le cose sono cambiate. L’università grazie alla formazione, non solo artistica ma anche culturale, mi ha fatto prendere coscienza delle mie forze. Altrettanto di stimolo sono state le esperienze professionali intervallate: ho lavorato per diversi anni in strutture turistiche in Italia e all’estero come scenografa, ho partecipato a mostre e festival, grandi e piccole vetrine che mi hanno permesso di farmi conoscere. Non è mancata poi un’importante esperienza commerciale in una azienda partecipata di Verona conclusasi qualche anno fa quando, grazie a quelle che amo definire “coincidenze di destino”, ho visto sempre più delineata la mia strada.

 Cosa intende?

È tutto un po’ in divenire ma sempre più definito. Tela Mancina è in fase di definizione e grazie alle diverse richieste su commissione di lavori importanti posso dire che il 2019 sarà un anno importante per me. Finalmente la mia passione sarà il mio lavoro.

Quale messaggio è possibile leggere dai suoi quadri?

Nei miei quadri parlo di viaggi, di paesaggi tropicali e di linee che si incontrano e scontrano in ambienti surreali. Al centro di questo viaggio poi c’è il mio soggetto ben definito, in stile figurativo/illustrativo e realistico ma decontestualizzato. Io faccio ritratti: voglio rendere attuale uno stile in disuso.

Incontri, festival, lavori e contatti: quali sono stati i più determinanti?

Il primo incontro che mi ha fatto capire che potevo credere in me è stata la partecipazione ai lavori del film Letters to Juliet (opera cinematografica girata a Verona nel 2010). Timidamente ho portato il mio book alla scenografa Alessandra Querzola, famosa per la candidatura tecnica agli Oscar di quest’anno (per Blade Runner 2049). Dopo aver visto i miei lavori, mi ha scelto per curare parte delle scenografie e altri importanti dettagli del film. Determinanti anche alcuni ritratti e opere eseguite a personaggi conosciuti come il rapper Ghali, l’influencer Giulia De Lellis o la cantante Levante.

Ogni artista trae ispirazione da qualcuno: chi è il tuo mentore?

La spinta per uscire dalla mia “zona di comfort”, per cercare i miei limiti, credere in me e imprigionare le mie emozioni sulla tela è arrivata da un caro collega e amico, Piero, in arte Nape Overs. Lui era uno dei migliori street artist della scena contemporanea, uno che difficilmente ci dimenticheremo; ma questo è un altro discorso. Un grande ruolo lo gioca per la musica: il carburante che fa dipingere.

Progetti per il futuro?

Si presenta un periodo molto ricco, in cantiere ho diversi progetti ma non vi svelerò nulla. Vi invito però a seguirmi sui miei canali social e sul mio sito web, tutti dal nome telamancina.it.

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