Ritrarre in controluce

Sarà presentato il 23 maggio alle 18 nella Sala Convegni del Banco BPM di Verona Ritratti in controluce. Cecità, stereotipi e successi a confronto, il nuovo documentario della giornalista Alessia Bottone, finanziato dalla Fondazione Zanotto di Verona. L’evento è patrocinato dal Comune di Verona, Consiglio Regionale del Veneto, Regione Veneto, Medicina Narrativa e Unione Italiana Ciechi. L’autrice in questo lavoro si propone di raccontare i pregiudizi che ruotano attorno alla capacità lavorativa delle persone con disabilità visiva nell’era del digitale. Spesso infatti sono relegate ai centralini, indipendentemente dalle loro reali capacità, aspirazioni e titoli di studio.

Il documentario, ambientato tra Roma, Milano, Bologna e Cuneo, ha dato vita al racconto delle storie di chi ce l’ha fatta, riuscendo a conquistare posizioni rilevanti all’interno di aziende ed enti pubblici. In questa narrazione, le nuove tecnologie assumono un ruolo significativo e permettono di affrontare la cecità in un modo completamente diverso rispetto al passato.

 Com’è nato Ritratti in Controluce?

Dopo l’evento di presentazione di Vorrei ma non posso: quando le barriere architettoniche limitano i sogni, Roberta Mancini, Presidente di Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Verona, mi ha proposto di occuparmi anche del tema della cecità. Un paio di settimane dopo il nostro incontro ho elaborato il soggetto del documentario, la sceneggiatura, individuato i punti salienti e, assieme a Roberta, selezionato i protagonisti. Fondazione Giorgio Zanotto di Verona ha accolto positivamente il progetto sostenendolo.  In quattro mesi di lavoro il documentario ha preso forma:  il 23 maggio sarà presentato a Verona e il 5 giugno a Venezia a Palazzo Ferro- Fini. Ho riscontrato un certo interesse per l’argomento.

Qual è la cosa più preziosa che le hanno donato queste storie?

Durante il mio viaggio ho fatto molti incontri ai quali penso spesso. Ho apprezzato la possibilità di assistere a una riunione tra il sindaco di Cuneo, Federico Borgna, e un giovane grafico che ha mostrato al primo cittadino un logo in 3D in modo che potesse, toccandolo, capire e “vedere” l’idea per il brand cittadino. Ho ammirato la competenza di Loretta Secchi, curatrice del Museo tattile di pittura antica e moderna Anteros, che mi ha permesso di scoprire la bellezza di quel luogo e la bravura degli artisti non vedenti. Indimenticabile la dolcezza e l’ottimismo di Gabriella Ferri, entusiasta del suo lavoro che gestisce grazie a uno speciale tool messo a disposizione per i dipendenti.  Infine, Carlo Carletti, più che settantenne, mi ha permesso di comprendere quante battaglie ha condotto Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti per il riconoscimento di alcuni diritti.

Cos’ha scoperto in questo documentario itinerante?

Non credo bastino cinque giorni di riprese per conoscere il mondo della cecità. Mi sono sentita privilegiata durante il tour, il viaggio nelle vite di queste persone mi ha consentito di analizzare aspetti che non avevo mai preso in considerazione. Un esempio pratico: il bastone bianco. Da vedente, e forse ingenuamente, ho pensato che il bastone fosse il primo oggetto al quale ricorre una persona quando perde la vista. In realtà non è così, anzi. Come hanno spiegato i protagonisti, inizialmente, è visto come un nemico, qualcosa che accende i riflettori su di sé e sulla cecità. L’utilizzo di questo ausilio richiede un percorso psicologico non indifferente che, solo in seconda battuta, permette di riappropriarsi dell’autonomia. Infine, non dimenticherò mai la gara di lettura con barra braille in occasione di un incontro con Luca Spaziani (giornalista residente a Verona, ndr) che mi ha dimostrato quanto possa essere semplice, con gli strumenti giusti, leggere un libro ma anche scrivere un comunicato stampa.

Che messaggio vorrebbe lanciare con Ritratti in controluce?

Sicuramente so quale messaggio non voglio lanciare. Devo ammettere che sono d’accordo con i protagonisti che non amano il modo in cui sono descritte le persone con disabilità; i mass media tendono a dipingerli come super uomini o super donne e, talvolta, ci si aspetta che ogni persona con disabilità si lanci con il parapendio o diventi manager solo per il fatto che deve dimostrare di essere più bravo rispetto agli altri. Penso che Ritratti in controluce aiuti a comprendere che, nonostante le difficoltà e il pregiudizio, sia davvero possibile rendere accessibile il mondo del lavoro e il nostro spazio, quello che viviamo e abitiamo quotidianamente.