Ranucci, in 400 alle Stimate per la sua “prima” a Verona

Teatro Stimate al completo venerdì sera per la presentazione - la prima in assoluto nel Comune di Verona - del libro “La scelta”. L’autore: «Città che per me ha significato molto».

Di presentazioni e di incontri pubblici ne ha fatti a centinaia, soprattutto negli ultimi mesi, in cui si è dedicato alla presentazione del suo libro “La scelta”, edito da Bompiani, arrivato nelle librerie italiane lo scorso febbraio. Centinaia di tappe da nord a sud dello Stivale, ma mai a Verona, o meglio, mai nel Comune di Verona.

L’occasione è arrivata grazie all’iniziativa di Valentina Cristanini che ha organizzato la serata di venerdì scorso al Teatro alle Stimate (pieno in ogni ordine di posto) grazie al supporto di alcuni sponsor e alla preziosa collaborazione di Libre, libreria indipendente di via Interrato dell’Acqua Morta, e alla sua titolare, Lia Arrigoni.

Ranucci sul palco delle Stimate (Foto Giulia Dal Bosco)

Quel Comune di Verona, dicevamo, che è stato più volte al centro delle sue inchieste, e nel quale – per sua stessa ammissione – fu a un passo da togliersi la vita pensando di gettarsi da una finestra di un hotel in centro. «Ricevetti proprio in quell’istante, in cui pensai di farla finita, una chiamata di mio figlio che mi permise per un attimo di ritrovare lucidità e di tornare in me. Mi trovato in un momento in cui mi sentivo sotto attacco per un’inchiesta che riguardava proprio Verona e in cui ero stato messo in un angolo da tutti, pur certo della mia buona fede e del mio operato. – ha raccontato Ranucci al pubblico attento in sala».

L’attento pubblico in sala (Foto Giulia Dal Bosco)

«Verona è una città bellissima, conosco molto bene il Tribunale, oltre che il Municipio, – ha proseguito col sorriso, ricordando le numerose querele ricevute nel corso della sua carriera (189 in totale, «l’ultima notificata oggi stesso mentre da Padova venivo qui», e sempre assolto), anche da parte dell’ex sindaco e ora europarlamentare Flavio Tosi. – Una città (con la sua provincia «compreso il Garda») che come tante altre al Nord non è immune dai ripetuti tentativi di infiltrazione della ‘ndrangheta e che ha un’enorme sete di giustizia. Questo lo sento dall’affetto che ricevo dalla gente e dai numeri che continua a fare, nonostante gli anni che passano, una trasmissione come Report, che è unica nel suo genere».

(Foto Giulia Dal Bosco)

Ranucci si è soffermato sulle vicende che hanno interessato la città scaligera a partire dal 2014, contenute in un capitolo intero del suo libro, ma ha ricordato anche le diverse indagini che hanno riguardato, in tempi non sospetti, Matteo Renzi, Denis Verdini, e Giovanni Toti. Il giornalista ha poi ricordato il crac Parmalat, uno dei maggiori scandali finanziari italiani (14 miliardi di euro di buco), e la figura di Tanzi che, tra le altre, tentò di nascondere un patrimonio di opere d’arte per fortuna recuperate, grazie all’intervento proprio di Report.

(Foto Giulia Dal Bosco)

E poi il traffico di armi a Falluja, una delle inchieste più pericolose di Ranucci, che ha riguardato l’uso di armi vietate da parte dell’esercito americano durante la guerra in Iraq («paradossale pensare che un esercito che era lì per smascherare l’uso di armi chimiche, facesse uso delle medesime armi». Di questo se ne occuparono dopo l’inchiesta di Ranucci anche autorevoli testate statunitensi).

Il conduttore di Report non ha risparmiato nemmeno la figura dell’ex ministro Speranza, «non certo uomo di destra» per la gestione delle dinamiche economiche e politiche durante la pandemia di Covid-19, richiamando le influenze delle grandi aziende farmaceutiche e le controversie sui vaccini.

La copertina del libro “La scelta” (Foto Giulia Dal Bosco)

«Il giornalismo d’inchiesta è fondamentale per cercare di preservare un’idea di bene comune in questo nostro Paese malato, e il servizio pubblico è determinante nel garantire questa possibilità. – ha sottolineato il conduttore televisivo, che ha ricevuto il testimone di Report da Milena Gabanelli a fine 2016 con grande orgoglio («Mi tremavano le gambe») – Io e la mia redazione abbiamo la fortuna di essere liberi, anche se sottoposti a enormi pressioni, e di verificare situazioni non chiare, ad esempio, all’interno di aziende che sono mega sponsor della RAI. Chiaro, ogni volta che accade, con la conseguente fuga degli inserzionisti coinvolti nelle nostre inchieste, si verificano forti tensioni interne all’azienda, ma a noi che ci occupiamo di giornalismo, altre dinamiche non interessano, vogliamo solo chiarezza e giustizia. La nostra credibilità nei confronti del pubblico passa anche attraverso queste prese di posizioni, e quando chi dovrebbe spiegare a quelle stesse mega aziende il perché di certe scelte e non lo fa, vado io di persona a parlare e a spiegare i motivi. Sono sempre riuscito a far valere le mie ragioni e quelle delle persone che lavorano con me, in tutte le sedi».

(Foto Giulia Dal Bosco)

A rappresentare in sala le istituzioni c’erano l’assessore Michele Bertucco e il vicepresidente della 6^ Circoscrizione Enrico Dai Prè, il quale ha avuto anche un ruolo nell’’organizzazione. Non era presente il sindaco Damiano Tommasi, ma il fratello Alfonso, presidente della Cooperativa lavoro “La Faedina”: con alcuni dei suoi “ragazzi” ha contribuito allo svolgimento della serata, occupandosi di accoglienza in foyer d’entrata del Teatro Stimate e nella vendita dei libri.

Alfonso Tommasi con i ragazzi della Faedina (Foto Giulia Dal Bosco)

La serata di presentazione è terminata alle ore 23, seguita da oltre 40 minuti di firmacopie da parte dell’autore che si è prestato ad autografi, selfie, raccolta di documenti messi a disposizione di alcuni partecipanti, sempre sotto gli occhi attenti degli uomini della scorta, con i quali convive dal 2021 per le ripetute minacce di morte ricevute.

Una dedica (Foto Giulia Dal Bosco)
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