Quando gli architetti disegnavano

“La città del disincanto. Architettura e società dell’ultimo Novecento a Bari”, inaugurata il 12 marzo nel Museo civico di Bari, è una mostra sulle trasformazioni urbane del Novecento nel capoluogo pugliese, ideata e coordinata da Nicola Signorile, giornalista e storico dell’architettura, ma è anche un momento di riflessione sulla figura dell’architetto e il suo rapporto con la città, ponte sociale tra il quotidiano e la creatività. Tra tutti, uno, l’architetto Tonino Cirielli, sognatore e velista.

In mostra, due sono le sezioni più significative, una dedicata alle archistar che si sono cimentate con i concorsi baresi e non sempre ne sono usciti vincitori, Gae Aulenti, Fuksas, Aymonino, Purini, Canella, Chipperfield, ed un’altra dedicata alla selezione di disegni di architetti locali che hanno accompagnato lo sviluppo urbano di Bari tra Otto e Novecento, mettendo in atto un dibattito per il ridisegno della città e la sua riqualificazione urbana e sociale attraverso il modelli della Modernità, senza abbandonare quella tradizione al decoro che negli anni Sessanta e Settanta del Novecento ha visto attiva una collaborazione tra progettisti, ceramisti e scultori.

Quello che colpisce sono proprio i disegni in mostra: schizzi, appunti, disegni tecnici fatti a mano con matite, pennarelli, chine, colori, squadre, compassi, matrici geometriche, tecniche miste e diverse, alla ricerca di una comunicazione possibile dell’idea, segni che acchiappano sogni e cercando di dare loro corpo, materia, linea. E’ il mestiere dell’architetto prima dell’era digitale, è quella primissima fase in cui il disegno di una mano che sta pensando su un foglio bianco, su lucidi o su carte varie anche di fortuna, è il momento più bello, quello creativo, quello nel quale l’architetto sta parlando con se stesso, si sta immaginando il futuro, in un certo senso ritorna bambino, perché è in quella dimensione originaria che la creatività attecchisce senza pregiudizio, con entusiasmo e curiosità, voglia di sperimentare.

Architetture che magari non sono mai state realizzate, dove ancora sono evidenti i segni di ripensamenti e correzioni, quando non era importante la perfezione del risultato ma la logica del pensiero che portava a quel risultato; ciò che è rimasto in quegli schizzi, i quegli appunti, il pensiero degli uomini che cercano di migliorare il mondo. La mostra apre dunque le porte degli archivi privati e inediti di professionisti che si sono misurati per esempio con la via del passeggio del capoluogo barese, quella via Sparano oggi pedonale, ma nel 1973 solo pensata tale, con i plateatici di una contemporaneità sorprendente che anticipano l’idea di una città che accoglie turisti e abitanti nelle vie del suo centro, oggi decisamente rigenerato.

Disegni in mostra che sono patrimonio di un’immagine della città che andava a scomporsi in linee orizzontali con aggetti ed elementi a sbalzo, con colori e nuovi materiali industriali. Sogni che prendono forma. “Guarda questi sono i disegni di mio zio Tonino!”, la mia amica Paola è barese è lei che mi ha dato notizia della mostra e girato alcuni disegni esposti dell’architetto Tonino Cirielli, suo zio appunto. Ed è sempre Paola, oggi professore Ordinario di Diritto, che rivestendosi i panni della piccola nipote ricorda come un mito lo zio architetto – “Sai, ha fatto tante cose belle a Bari…”. Tonino Cirielli purtroppo è venuto a mancare troppo giovane, 40 anni fa, a causa di un banale incidente stradale, ma qui lo prendiamo come modello di quegli anni così vitali, dove essere architetto non era solo scendere a patti con la politica, con la burocrazia con i costi, con la tecnologia, con i clienti stessi, ma era farsi ponte, strumento dei sogni di una comunità; e Tonino Cirielli non poteva essere diversamente che un sognatore, non smetteva mai di essere architetto, ha progettato infatti un tipo di piccola imbarcazione conciliando mestiere e passione per la vela, vincendo la sfida più grande: un’architettura che galleggia e ti porta lontano all’infinito, il mare come una città bellissima senza confini né periferie.

“Vieni a vedere la mostra?!”, Paola incalza. In effetti c’è il volo diretto e un giorno a Bari sarà sicuramente piacevole “tuffandosi” tra le architetture e il mare. Un incanto.