Verona Risuona, l’edizione 2017 tra confini e soglie

Limina, Verona Risuona
Foto di Anna Mainenti

Questa sera ultimo appuntamento della rassegna Verona Risuona con i Limina Aquatica.

Limina è, non a caso, il nome scelto per  l’edizione 2017 di Verona Risuona, iniziativa culturale nata dodici anni fa per iniziativa dell’Accademia di Belle Arti di Verona, del Conservatorio “Evaristo Dall’Abaco” e dell’Università di Musica e Teatro di Göteborg.

di Federica Lavarini

LIMINA è un sostantivo plurale latino che ha il duplice significato di confine e di soglia, indica una separazione ma, al contempo, un’apertura. Approfondire questa ambivalenza attraverso il linguaggio universale della musica è una metafora della ricerca artistica contemporanea, dove la contaminazione ha spesso l’obiettivo di far sì che l’arte non sia più un elemento elitario, come siamo talvolta portati a pensare, bensì mezzo di comunicazione e rapporto quotidiano tra le persone.

Francesco Ronzon, docente di antropologia culturale all’Accademia di Belle Arti di Verona e al Politecnico di Milano, definisce «Verona Risuona come un organismo monocellulare, nel quale ogni anno la forma cambia e cresce grazie all’amplificazione dell’energia e della creatività che viene da una sempre più ampia rete di collaborazioni».

Verona Risuona
Foto di Anna Mainenti

La Sound Art, di cui Verona Risuona è promotrice, è l’uso di suoni a fini artistici. Un aspetto importante della filosofia della manifestazione è stato quello di voler operare “dal basso”.  Si è sempre cercato di mischiare ciò che è maturo con ciò che è ancora acerbo, ciò che è strutturato con ciò che non è ancora rifinito.

La rassegna basa la sua lunga esistenza sulla scommessa della partecipazione collettiva da parte della società più giovane e attenta ai cambiamenti culturali, aperta al dialogo tra diversi tipi di arte e strumenti musicali e, soprattutto, all’impatto dell’arte sul pensiero nella nostra società. Verona Risuona vive e continua ad andare in scena grazie soprattutto all’esistenza di una comunità che si prende cura della sua esistenza.

«SE PENSO  ad una lezione generale che si può trarre dai dodici anni di esistenza della rassegna – sottolinea Francesco Ronzon – mi sembra che l’esperienza di Verona Risuona evidenzi come l’arte non sia, e non sia mai stata un affare di esperti avvolto da regole ferree, ma piuttosto un’area sociale di gioco, di pratica e di espressione largamente porosa, nebulosa e diffusa negli interstizi del vivere quotidiano».

VERONA RISUONA, TAPPA PER TAPPA. Fitto il calendario di appuntamenti, partito con l’inaugurazione del 23 maggio all’Accademia di Belle Arti, con  Limina Aesthetica, uno speciale audio-visual live set mapping; il 27 maggio Forte San Briccio ha ospitato mostre e installazioni da parte del collettivo degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Verona nel contesto di Limina Geographica; il 1 giugno è stata la volta di  Limina Aquatica all’Antica Dogana di Fiume ai Filippini, dove flauto, viola, vibrafono e clarinetto hanno abbracciato  la tecnomusic dell’artista polacca Vituma.

Scenografia privilegiata anche quest’anno Veronetta, dove il tema del limite può essere inteso soprattutto nel senso di diversità tra etnie, a essere maggiormente coinvolto. Così come Forte San Briccio, dove alla fine dell’Ottocento si trovava il confine tra Regno d’Italia e Austria, è stato il luogo dove Limina Geographica ha proposto il tema dei confini tra Stati, spesso causa di conflitti ma anche di progressi culturali e sociali. In generale, il concept di VeronaRisuona 2017 vuole far riflettere su come il nostro mondo sensibile sia attraversato da linee di confine di ogni tipo: muri, forme visibili, paesaggi sonori. In egual modo, vuole sottolineare anche come la vita quotidiana ruoti attorno a limiti e separazioni dalla natura ambivalente: talvolta sedi di lotte, contestazioni e separazioni, talvolta luoghi di incontro, negoziazione e trasgressione.

LIMITI. «Il concetto dei limiti è stato sviluppato nelle immagini con il tema della gabbia. La locandina raffigura appunto due uccellini che si trasformano in amplificatori per suggerire la connessione con Verona Risuona. Anche le foto degli artisti riprendono il concetto della gabbia con i giochi di luce e ombra creati dall’architettura della location in cui sono state scattate (zona industriale di Basso Acquar)» spiega Anna Mainenti che collabora da 2 anni alla realizzazione delle immagini per le locandine di Verona  Risuona. Fotografa professionista nel settore food, ritratti, design/architettura e moda è docente di fotografia ed esperta nella fotografia per social media e corporate.

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