Mio padre Rudy e la musica come carezza

Giulia Rotta e Rudy Rotta

Grandi occhi azzurri, una voce che emoziona, energia, carisma e positività: Giulia Rotta è una cantante che si sta affermando nel panorama artistico veronese e nazionale. Figlia d’arte, ha ereditato dal padre Rudy, recentemente scomparso, la sua passione più grande. Della musica ne ha fatto non solo un lavoro, ma una vera e propria ragione di vita. La sua voce e le sue note al pianoforte hanno incantato svariati pubblici, ricevendo l’apprezzamento di molti musicisti.

di Valentina Bazzani

Com’è nata la sua attività?

Da sempre con mio nonno e mio papà ho respirato musica, ritmo e voglia di cantare. Con l’inizio del mio cammino di fede e la riscoperta del mondo cristiano, ho ritrovato la musica come preghiera. Da quel momento, suonando e animando in diverse celebrazioni, sono iniziate una serie di proposte in cui c’era gioco la musica: funerali, matrimoni, battesimi. Da lì è nato il passaparola.

Cosa rappresenta la musica per lei?

Oltre ad essere la forma d’arte più bella ed elevata, la trovo un mezzo di comunicazione per arrivare dritti all’anima. Direi che è l’espressione più alta che possiedo oggi per comunicare con gli altri.

È la figlia di Rudy Rotta, uno dei giganti del blues. Come ricorda suo padre?

Lo ricordo con una grinta inconfondibile, un artista che non si è mai arreso e non si è mai risparmiato. Ha fatto conoscere la sua musica a una nazione in cui il blues è poco considerato, ha sempre difeso l’arte autentica e sul palco donava tutto se stesso. Come papà, dietro le quinte, lo ricordo premuroso, attento, sensibile. Mi ha regalato tutte le cose più belle.

Qual è stata la sua formazione artistica?

La mia formazione musicale è cominciato da piccola con lui, quando in  macchina e a casa ci faceva sentire i più grandi artisti, come B.B. King, Aretha Franklin, Micheal Jackson. Sono cresciuta con le orecchie allenate alle grandi voci. Successivamente ho coltivato questa passione e sono andata a lavorare su me stessa con il maestro di canto Claudio Sebastio e il vocal coach Maurizio Zappattini.

Quali sono i suoi modelli in campo musicale? 

I veri grandi sanno essere piccoli. I miei modelli sono quelle persone che riescono ad essere artisti semplici e umili, quei personaggi che pur facendo cose incredibili a 360° sul palcoscenico, nella vita di tutti giorni restano genuini. Come riferimenti maschili ho mio padre. Tra i modelli femminili, invece, Elisa.

Cosa le ha dato la forza per affrontare un momento così, come la morte di suo padre?

La fede in Dio, che nel dolore mi è stata davvero d’aiuto. Oltre a questo, la grande esperienza con la Uildm, in cui ho potuto toccare con mano la sofferenza, quella vera, di ragazzi giovani attaccati a un respiratore, che mi hanno donato speranza e hanno riacceso in me i valori più nobili della vita. Facendo memoria di quei momenti ho ritrovato molta energia: apparentemente ero io che davo qualcosa loro facendo la volontaria, in realtà quello che ho ricevuto è stato molto più prezioso. Un grande insegnamento di come vivere con dignità la sofferenza, che poi ho applicato durante la malattia di mio padre.

Giulia Rotta e Rudy RottaIl momento più bello della sua vita?

Essere presente sul palcoscenico del Teatro Romano accanto a mio padre e davanti ai miei amici più cari, quelli della Uildm appunto. Credo che questa sia una delle fotografie più belle che la vita mi abbia regalato.

Sogni e progetti futuri?

Continuare a cantare e diffondere speranza intorno a me. Mi auguro che questa esperienza di dolore possa essermi utile per consolare altre persone. Il mio sogno è quello di usare la musica per mantenere un contatto con mio padre. Continuare a fare quello che ha fatto lui, anche se in ambiti diversi.

Ha un messaggio per i giovani talenti?

Riprendo un messaggio di mio papà: non serve essere famosi per essere considerati bravi.  Non sempre i talenti sono quelli che vediamo in televisione o sentiamo alla radio.  È importante coltivare il proprio dono e puntare alla qualità, non alla quantità!

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