La leggenda del violoncellista d’oltreoceano

Leonardo Sapere

«Il suo suono è unico, ti prende dentro. Ti travolge». Leonardo Sapere, argentino di nascita, da anni cittadino di Verona, è uno di quei “fanatici violoncellisti” che ha un amore inestimabile per il suo strumento. Sì perché, a quanto pare, se sei violoncellista sei un fanatico.

di Giovanna Tondini

DOPOTUTTO, mentre ci parla,  la sua espressione non mente. Leonardo sembra impersonare l’arte della melodia. Lui e la musica sono una cosa sola, da sempre. La musica è la sua seconda anima, capace di salvarlo in momenti difficili. Nipote di nonni musicisti, figlio di genitori musicisti, fratello di una musicista: la sua strada era già segnata. Nato e vissuto a Buenos Aires fino all’adolescenza, si è dedicato al violoncello dall’età di 7 anni. A 13 anni lavorava nell’Orchestra Giovanile della Radio Nazionale, fino a diventare primo violoncello. Poi a 17 anni decide di seguire la sorella in Germania.

«Non mi trovai bene, e quando mia sorella si trasferì in Italia, la seguii». Qui però il suo diploma argentino non era riconosciuto, cosa che l’ha costretto a frequentare il conservatorio a Verona per quattro anni. «Nel frattempo la mia vita aveva subito un grande cambiamento», ci racconta. Appena giunto in Italia, infatti, fu ricoverato all’ospedale di Bologna per leucemia. Per cinque mesi ha sospeso le lezioni. «Le forze erano poche e avevo pensato di abbandonare tutto». Ma il cognato l’ha spronato a proseguire e proprio alla musica deve la sua salvezza. «O superi il trauma, o soccombi».

Aiutato molto, anche da persone che non conosceva, Leonardo è cresciuto, a livello emotivo e musicale. Nei due anni successivi, tra ospedale e scuola, ha concluso gli esami, conseguendo il diploma con il massimo dei voti, e perfezionandosi poi a Brescia con il grande Mario Brunello. Ha cominciato così a lavorare, chiamato da alcune orchestre di buon livello. Una svolta è stata la chiamata nei Virtuosi Italiani, l’ormai nota orchestra nata nel 1989, di cui dal 2006 è primo violoncello. «Molto del successo di questo gruppo si deve ad Alberto Martini e Alberto Ambrosini, che con tenacia hanno fatto nascere dal nulla e poi crescere una realtà rara nel suo genere».

Quello che Leonardo apprezza di più dei Virtuosi è la loro ecletticità, la loro versatilità, sapendo restare uniti e in forte sintonia. «Se la musica classica rimane la base del nostro repertorio, abbiamo suonato con musicisti come Fresu, Einaudi, Uri Caine, solo per citarne alcuni». Oggi l’orchestra è sempre più richiesta, anche dai teatri più rinomati del mondo, e questo implica un allenamento musicale costante e quotidiano.

MA LEONARDO è uno spirito libero. «Ho bisogno di sperimentare e fare altre cose», ci confida. Non deve essere stato un caso, infatti, che una volta il pianista Giannantonio Mutto lo chiamasse per suonare durante una serata di tango. «Da allora è nato un amore per questo genere». Leonardo è entrato nel Quintetto Estravagario, che in pochi anni si è trasformato nel trio “TangoX3”, (tango por tres, pronunciandola in spagnolo, ndr) formata da Giannantonio Mutto e Luca Degani al bandoneón. La loro attività è così ricca e richiesta, che sono stati pubblicati anche degli album. E neppure è stata un caso la collaborazione con il regista teatrale Massimo Totola, con il quale ha messo in scena alcune opere teatrali.

«Queste esperienze mi hanno aiutato a capire quanto sia importante lasciarsi andare alle emozioni». Fattore importantissimo per eseguire la cosiddetta Jam Session, l’improvvisazione musicale nella quale si è cimentato da qualche anno. «Circa cinque anni fa, mentre ero in Turchia, un amico percussionista, Svivu, mi disse che avrei dovuto improvvisare». Da allora è nata una nuova passione. Oltre a un gruppo musicale di cui fa parte, i “Giubileos Trio”, un anagramma dei nomi dei tre componenti (oltre a Leonardo, Guillermo Gonzales, voce e elettronica, Sbibu, wavedrums). «Non seguiamo uno stile particolare; tutto dipende da come ci sentiamo in quel momento». L’improvvisazione è «un momento creativo, in cui butti fuori emozioni, e abbatti molti paletti che ti sei costruito negli anni».

L’aspetto più straordinario è l’intensità dell’ascolto che si crea tra i musicisti. «Per farlo bisogna avere una solida preparazione tecnica, ma per il resto ci vuole tanto coraggio». E ci confida: «Quando comincio a improvvisare chiudo gli occhi e mi lascio andare. Ricorro a cose che nei normali concerti non utilizzo. Percuoto il violoncello per creare suoni diversi. E a fine concerto sei distrutto perché hai tirato fuori tutto».

Esperienza che ha vissuto anche partecipando alla colonna sonora del film L’ordine delle cose, presentato quest’anno al Cinema di Venezia. «Sono stato chiamato dal compositore, Sergio Marchesini, per eseguire alcuni brani insieme ad altri quattro musicisti», ci spiega. «Nei brani scritti abbiamo poi inserito delle nostre parti improvvisate».

Su questo filone, forse l’evento che lo ha suggestionato di più è stato un concerto tenutosi a Milano insieme al grande pianista Cesare Picco. Quella sera il teatro è diventato completamente buio, e per mezz’ora Leonardo, insieme a Picco e ad altri quattro musicisti dei Virtuosi, ha improvvisato. «Si è creato qualcosa di veramente unico, un dialogo intenso», ricorda. E in tutto questo va detto quanto il pubblico non sia stato un elemento passivo, ma al contrario sia diventato fondamentale. «L’energia che si crea coinvolge tutti, artisti e spettatori, che anche con il loro silenzio trasmettono qualcosa».

È proprio l’abbattimento del muro tra palco e platea un aspetto fondamentale sul quale insiste molto Leonardo. «Nei concerti cerco di parlare il più possibile con il pubblico – sottolinea il violoncellista – perché solo in questo modo possiamo riavvicinare anche i giovani alla musica classica». Un tema che oggi va affrontato, perché «studiare musica classica fa bene alla vita, alla mente». Essa è il fondamento di tutta la musica moderna. Non va dimenticato.

Leonardo Sapere

www.ivirtuosiitaliani.eu

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.