Intervista in volo a Simone Cristicchi

Abbiamo raggiunto telefonicamente Simone Cristicchi dopo lo spettacolo Manuale di Volo per Uomo al teatro Camploy. Una chiacchierata piacevolissima tra Sanremo, il teatro e i progetti futuri, fotografando l’immensa carriera di questo artista a 360 gradi.

Di Tommaso Stanizzi

Possiamo immaginare Abbi cura di me come una sua “personale” nella quale trovare opere meno conosciute ma non per questo meno belle della sua carriera. Questa raccolta è un modo per solidificare il rapporto con il suo pubblico o per farsi riscoprire?

Un po’ tutte e due. Molti giovani che sto vedendo stanno acquistando il cd scoprendomi solo adesso. È stato sicuramente anche merito della partecipazione a Sanremo che ha permesso di ampliare il mio pubblico arrivando a chi non conosceva ancora il mio repertorio. Molti ragazzi anche sulle piattaforme digitali si stanno avvicinando alla mia musica, dandomi numeri e views importanti. Notizie che apprendo con piacere perché mi consentono di farmi conoscere sia come musicista che come attore e narratore.

Uomo di musica ma anche uomo di teatro. Consiglierebbe a tanti suoi colleghi di approfondire conoscere o scoprire l’arte teatrale?

Non lo so, credo che dipenda dalla persona, non tutti hanno la propensione al teatro tra i miei colleghi. Ci sono dei cantautori che sono molto teatrali, come Brunori Sas, Enrico Ruggeri e altri, per citarne alcuni. Sicuramente ci sono anche altri cantautori più propensi all’arte del teatro ma credo in questo di essere un unicum. Da oltre dieci anni ho abbracciato a pieno l’arte teatrale e da maggio con il mio nuovo tour musicale tornerò: sarà una nuova occasione per far conoscere questo aspetto al mio pubblico.

La musica è stato il suo punto di partenza, anche se fin dalle prime apparizioni ha sempre aggiunto un pizzico di teatro. Crede che la musica possa diventare anche un punto di arrivo per la sua carriera oppure no?

In realtà la musica non è mai mancata nei miei lavori teatrali. Basti pensare alle canzoni che scrivo per i miei spettacoli tutt’ora. Non faccio nessun progetto per il futuro, potrei anche decidere di cambiare mestiere e dedicarmi “all’agricoltura di agrumi”. La mia carriera è sempre stata così: poco attenta al marketing e molto attenta alla passione ed all’istinto verso questi miei innamoramenti artistici. Sono un artista camaleontico e questo mi permette di muovervi sempre liberamente.

Con Magazzino18 ha dato prova che la cultura è il miglior modo per comunicare e dare conoscenza a tutti dei problemi. Crede sia ancora possibile farci affidamento per migliorare il nostro mondo?

Sicuramente il teatro è uno spazio che ancora oggi sopravvive ed è forse l’unico luogo, oltre al cinema, dove una comunità si può ritrovare fisicamente. Ma il teatro a differenza del cinema, per certi aspetti scuote ancora di più le coscienze. È uno strumento molto potente da preservare vista l’immensa tradizione e storia che si porta dietro.

Avremo occasione di vederla nuovamente in concerto a Verona?

Lo spero tanto. Ne parlavo giusto al Camploy, andato sold out da tempo. Molta gente è restata fuori non potendo acquistare i biglietti. Mi piacerebbe tanto esibirmi nuovamente a Verona, magari al Teatro Romano, location che apprezzo moltissimo. Spero quindi di tornare a Verona il prima possibile.

 

Le parole di speranza, cantate e recitate da Cristicchi

Se sperare è un modo di decollare verso un futuro segreto, immaginato e comunque in qualche sua forma vero, nel Manuale di Volo per Uomo ci sono storie e indicazioni pratiche per tutti noi. «Dentro al reparto era pieno di gente sfasciata. C’era uno con le braccia spezzate perché le ali non avevano retto, un altro sulla sedia a rotelle perché il decollo non era andato a buon fine, una ragazza con i polsi fasciati: atterraggio di fortuna. […] Tutta gente come me ce stava, tutta gente che non era riuscita a volare. Te lo sapevi che le anatre domestiche non volano?»