Mostra “Romanticismo”: il contributo veronese
C’è anche un po’ di Verona nella mostra Romanticismo, fino al 17 marzo alle Gallerie d’Italia e al Museo Poldi Pezzoli di Milano. L’esposizione, curata da Fernando Mazzocca, è la prima che il nostro Paese dedicata al movimento ottocentesco dal punto di vista del contributo italiano. E lo fa ponendo il quadro di Francesco Hayez, La Meditazione, conservata alla Galleria d’Arte Moderna di Verona ed ora esposta in mostra, come immagine di riferimento del progetto.
Quell’opera, insomma, che dovrebbe catturare e invitare il soggetto ad ammirare tutti gli altri capolavori, legati da un unico filo conduttore che trova il suo punto nodale proprio in essa.
Ma perché proprio quella? Cos’ha di particolare? Innanzitutto bisogna dire che il movimento artistico in Italia si inserisce tra il 1815 e il 1848 in concomitanza con le Cinque Giornate di Milano e le rivoluzioni a Roma e a Venezia. È una data importante quest’ultima, cruciale per capirne il fenomeno. E infatti proprio in quell’anno si colloca il capolavoro di Hayez, il maggior protagonista del nostro Romanticismo.

La Meditazione richiama alla mente la figura di donna, con il seno scoperto e bandiera francese in mano, dell’opera La libertà guida il popolo di Delacroix. E non a caso visto che anche a Milano il popolo ha dovuto combattere per ottenere la stessa libertà. L’immagine diventa, quindi, un’allegoria di questo valore assimilato alla madre patria che nutre i suoi figli. Ma c’è di più. Tra le mani tiene un libro che reca la scritta, in rosso, “Storia d’Italia” e una croce che riporta le date delle cinque giornate di Milano: 18, 19, 20, 21, 22 marzo 1848. Una donna giovane, bella, che guarda lontano dallo spettatore con aria assorta tenendo tra le mani il motivo di tanta preoccupazione. È una libertà ferita, preoccupata, che medita sui caduti in battaglia e sul futuro del Paese.
Tra le opere di Hayez esposte in mostra vi è anche L’ultimo bacio dato a Giulietta da Romeo (1823) in cui i due protagonisti shakespeariani sono visti come eroi moderni nei quali identificarsi per realizzare l’unità d’Italia.

Tutto il percorso espositivo è un crescendo di sensazioni e di immagini. Partendo da quelle di più ampio respiro caratterizzate da estesi paesaggi naturali a quelle più introspettive come le opere sopra citate. Ad ogni sezione corrisponde una nicchia ed ognuna di esse corre attorno al grande salone puntellato da statue. Non c’è niente di banale, di piccolo o di abbozzato. Ad adornare le pareti ci sono enormi quadri che riflettono i sentimenti di stupore, meraviglia, individualità, libertà e sapienza in un mondo capace a volte di sopraffarci e di angustiarci. Ma sembra che ognuna ci riveli, come disse non a caso Dostoevskij, che la bellezza salverà il mondo.

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