Quando la protezione civile cominciò

Scout

Gli Scout è questo il titolo del libro di Enrico Giardini. Il tentativo (riuscito) di affrescare una pagina intima della storia veronese: ovvero quella scritta dallo scoutismo che affrontò con coraggio calamità naturali e non solo.

di Giovanna Tondini

«IL MIO AVVICINAMENTO alla caserma di via Polveriera Vecchia risale ai primi anni ’70, quando ero adolescente e con altri scout dell’Agesci e anche del Cngei svolgevamo piccole esercitazioni il sabato pomeriggio. Lì era nato il lungo connubio fra gli scout e i Vigili del fuoco, con grande impulso di Toni Pizzoli, per l’Agesci, e di Franco Abriani per il Cngei».

Copertina libroCosì scrive Enrico Giardini, riportando le parole di Alberto Tonolli, oggi 58 anni, vigile del fuoco e, prima di tutto, capo scout. Un nome importante nel panorama veronese legato a tutto quel settore “Emergenza” che oggi si riassume nella parola Protezione civile. Fiore all’occhiello dell’Italia, la Protezione civile ha origini lontane nel Novecento, che la legano in maniera indissolubile allo scoutismo. Enrico Giardini, giornalista de L’Arena e capo scout per molti anni, ha voluto mettere in luce proprio questo aspetto. Le immagini fotografiche che si susseguono sfogliando il suo libro parlano da sole. Sono una chiara dimostrazione visiva del titolo Gli scout nell’emergenza. Tanti giovani in divisa con l’immancabile fazzolettone all’opera per aiutare le persone in situazioni difficili, a seguito di calamità naturali o guerre.

Tutto ebbe inizio un secolo fa. Era il 1915 quando «i Giovani esploratori italiani, del movimento laico, corrono in aiuto della popolazione scaligera vittima dei bombardamenti austriaci della Prima guerra mondiale». Fu in quell’occasione che lo spirito alla radice dello scoutismo venne messo in pratica. «Essere competenti e sempre pronti per aiutare gli altri» era il motto del fondatore, Baden-Powell. E così è stato in tutte le occasioni in cui l’Italia è stata letteralmente scossa da terremoti o sommersa da alluvioni. Nel frattempo, il naturale motu proprio dello scoutismo si trasformava in qualcosa di più strutturato e ufficiale. Negli anni Sessanta nasce infatti l’accordo tra il Ministero dell’Interno e lo scoutismo italiano (AGESCI, CNGEI), che porta, a livello locale, a formare, all’interno delle istituzioni, come quella dei Vigili del fuco, un corpo di volontari. Un pronto intervento a tutti gli effetti, in caso di calamità naturali.

FIN DA SUBITO Verona risponde positivamente, avendo sul territorio associazioni di scoutismo molto attive. Forte fu la collaborazione che si instaurò tra chiesa, Comune e scout, guidata soprattutto da una figura importante come quella di Luigi Brentegani, a cui oggi è dedicato il Centro studi sul metodo scout a Santa Maria in Stelle di Valpantena.

L’intervento nel ’68 in Sicilia fece da apripista in termini di efficienza organizzativa. Fu pianificata infatti una spedizione della durata di tre mesi, in collaborazione stretta con la Curia. Un intervento, vista la durata, che non si esauriva alla prima emergenza, ma proseguiva con le attività di animazione. È stato proprio questo l’aspetto che è perdurato nel tempo per gli scout. Negli anni Ottanta, infatti, la gestione delle emergenze a livello nazionale subisce una evoluzione, andando ad allargarsi fino a inglobare altre realtà associative attive sul territorio. Lo scoutismo era quindi chiamato in causa in particolare per il secondo intervento. E ne dette ottima prova durante la guerra nella ex Jugoslavia e poi in Albania, quando a proprie spese gli scout hanno svolto tutte le attività di accoglienza, assistenza e animazione, in accordo con le cooperazioni internazionali.

A Verona è stato Antonio Pizzoli, medico, capo scout, a essere il primo incaricato per la protezione civile. Divenuto poi assessore comunale, ha dato vita a una consulta della protezione civile, un’iniziativa del Comune, che portava a simulare terremoti per le esercitazioni, contribuendo a mantenere alto il livello di preparazione in caso di emergenza. Un livello che si mantiene tale tutt’oggi, non solo sul piano della protezione civile nazionale, ma anche locale. Il caso veronese, dove lo scoutismo rileva ancora una partecipazione alta tra i giovani, è sempre stato ed è ancora emblematico nel dimostrare quanto l’impegno, la perseveranza, la disponibilità siano valori forti. «Per questo dobbiamo ringraziare la gente che ha speso il proprio tempo ed energia per il Paese», afferma Giardini. E lui l’ha fatto raccogliendo documenti, testimonianze, interviste, e restituendo una storia che merita di essere letta. Per apprezzare, e ricordare.