Lettera aperta ad Adriano Celentano

Il sei gennaio ha compiuto 81 anni e il 21 gennaio prossimo andrà in onda sulle reti Mediaset il suo nuovo kolossal d’animazione, “Adrian”, realizzato grazie alla penna dell’artista veronese Milo Manara. Nove puntate, in prima serata, di questo cartoon che saranno precedute da nove spettacoli live che Adriano Celentano condurrà dal Teatro Camploy di Verona. La macchina organizzativa nel quartiere di Veronetta è già attiva da qualche settimana, ma la presenza del “molleggiato” in città è passata fino a questo momento in sordina. Daniela Cavallo, architetto, professore a contratto di Marketing Territoriale all’Università di Verona e collaboratrice della nostra testata online ha scritto una lettera proprio a Celentano che pubblichiamo qui di seguito. Arriverà una risposta dell’artista?

Caro Adriano,

da più di qualche mese ormai si è sparsa la voce, poi confermata istituzionalmente, della Sua presenza in città per uno spettacolo televisivo e non solo. Da qualche settimana c’è in città quel sottofondo di curiosità e scetticismo tipico di un’attesa, condita dall’immancabile sale del mito e della leggenda – “Si si è vero, l’ho visto a cena in un ristorante del centro” – “ Ah che confusione oggi davanti al Teatro, c’è agitazione in quartiere, guarda che traffico!”. La nostra città è abituata alla ribalta ma, come tutte le città con un cuore antico, e per fortuna, mantiene quel senso di “paese” di borgo dove gli abitanti vivono in prima persona gli avvenimenti della città, sono loro che li romanzano e li fanno diventare storia.

Abbiamo letto che sarà al Teatro Camploy nel quartiere di Veronetta, e che non è una scelta a caso: il teatro era una chiesa un luogo di culto, poi grazie ad un benefattore è stato una sorta di orfanotrofio dove si insegnava ai ragazzi un mestiere (Artigianelli), è bene comune, ed è stato trasformato in teatro “globale” dall’architetto Rinaldo Olivieri, lo stesso della stella che esce dall’Arena in questo periodo di festività. E si trova in un quartiere che ha una storia a sé, una storia di integrazione continua: nel Cinquecento i Veneziani commercianti di seta che coloravano le stoffe nei canali che il fiume disegnava da quella parte, poi i Francesi, poi gli Austriaci che ci sono rimasti a lungo facendo di quella riva una piazzaforte militare e lì accanto a dove Lei si trova, accanto al Camploy c’è la Provianda di Santa Marta, un tempo si faceva il pane per tutti i soldati austriaci del Nord Est, oggi è sede del Dipartimento di Economia dell’Università di Verona, un orgoglio.

Nel vociare in città si racconta che Lei sia venuto a presentare un suo cortometraggio a fumetto dove il supereroe ha le Sue fattezze, i suoi modi, gli stessi ideali, uscito dalla mano sapiente del nostro Milo Manara. Un linguaggio, il fumetto, che ha qui da noi radici antiche in quel Emilio Salgari al quale la città ha dato i natali (la sua casa è in corso Porta Borsari) che ha dato avvio ad un filone letterario dove la fantasia, l’avventura, il mistero e qualche disegno a colori che illustrasse le parole hanno fatto storia.

Del suo impegno sociale, ambientale, siamo tutti certi come tema del Suo lavoro, certi che voglia parlarci di Territorio, di Persone, di Bellezza, di quel rapporto tra città e campagna che ci portiamo dietro perché siamo tutti contadini, coltiviamo la terra là dove la nostra cultura è, deve essere, Cultura del Territorio (AgriCultura) e che gli effetti di come si amministra un territorio sono dipinti, sono allegoria in molti affreschi medievali che anche noi custodiamo.

Abbiamo uno tra i due affreschi in Italia dove viene rappresentato un Unicorno (chiesa di San Giorgetto) in grembo alla Madonna all’interno di un Hortus conclusus che è la città murata, quel rapporto tra ambiente e città ci appartiene, Verona è fatta delle sue montagne, di marmi e pietre e dei loro colori.

E che tutto ciò accada a Veronetta siamo certi non sia un caso: viene in mente un film di quelli cult, dove Lei interpreta un Emigrante del Sud che parte e va in America, una storia che si ripete da sempre e che trova in questo parte di città una sorta di “Little Verona” ed una corrispondenza famigliare, il mio cognome, come quello del protagonista che Lei interpreta. Coincidenze.

E quella canzone (Il ragazzo della via Gluck) che racconta di tutto questo, che racconta la nostra storia, di noi che partiamo da qualcosa, da qualcuno ci allontaniamo, ma anche di periferie di un’Italia che si stava disegnando e non sapeva bene come dialogare con il suo paesaggio, con se stessa. Lo so che Lei ce l’ha a morte con gli Architetti, e forse ne ha ragione, perché l’architettura ha perso il suo senso, quello sociale, ma è il mio mestiere, e se fatto bene  è la cosa più bella e più difficile al mondo. E’ un modo di essere, di educare alla Bellezza. Come il Suo.

E quella canzone, mi perseguita bonariamente perché, come la sconfitta dell’Italia da parte della Corea ai mondiali, è dell’anno in cui sono nata, e sono le due cose che mio padre continuava a ricordarmi, forse sono diventate il mio destino. Non conosco il calcio, ma della rigenerazione dei luoghi, della valorizzazione delle città ne ho fatto mestiere.

Allora, per tutto questo e per il Suo essere “comunicatore”, Le chiedo di parlare con Noi, con noi abitanti di Verona, con noi artigiani, architetti, panettieri, professori, commercianti, e di raccontarci perché Verona? Perché il Fumetto? Perché questo Spettacolo? Noi siamo parte di tutto questo?

La comunicazione anch’essa ha bisogno di cambiare, deve diventare conversazione, non più qualcuno che parla e basta, ma un dialogo tra due dove l’ascolto sia condizione necessaria per costruire insieme un cambiamento. Why not.

Benvenuto e buon lavoro.

Daniela Cavallo