L’arte che è la terra (e la lingua) di tutti

Foto di Ola Karmowska

Per loro, lo si vedeva dai veli e dai look scelti con cura per la serata di presentazione, era una cosa tra l’onore e il sempre sognato. 20 donne dai passati diversi e dalle lingue dissimili, 12 incontri di un laboratorio di auto-racconto e poi, ieri, il grande giorno, quello del mostrare. I loro piccoli capolavori interiori, che parlano di Nigeria e di Italia ma anche di Perù e di Pakistan, sono esposti in Biblioteca Civica da oggi fino al 20 gennaio.

Le chiavi di casa che si depositano senza requie sul fondo della borsa, perdute o sul punto di essere perse ogni volta. Quanto ci può far sentire unite anche solo questa microscopica, quanto costante, sventura femminile? Da questa particella, quasi banale, di tessuto quotidiano può nascere il primo tassello di un dialogo che non conosce latitudini. Così è stato per le 20 donne che nei tre mesi del progetto “Libri d’artista – Parole e fili che si uniscono” dell’Associazione Le Fate onlus, sotto la guida di Valeria Bertesina, Chiara Tonini e Susanna Bissoli, hanno partecipato ad un percorso di sperimentazione collettiva. Sono partite dai libri d’artista e poi sono arrivate a porgere con parole italiane, prima sussurrate poi dette a piena voce, le loro esperienze ora domestiche, ora ironiche ora, invece, difficili perché in seno alla discriminazione.

Sul volto hanno i lineamenti scritti dai Paesi che le hanno viste nascere; l’Italia, il Marocco, il Perù, la Polonia, l’Afghanistan, la Nigeria, il Pakistan. Ma l’arte imparata attorno ad un tavolo, tra disegni e arazzi di conversazioni, le rende ormai complici nei sorrisi, che si assomigliano. “Il libro d’artista è un’opera d’arte in forma di libro e rappresenta uno dei mezzi più interessanti per sperimentare, in chiave interdisciplinare, diversi mezzi di espressione, materiali e forme di relazione”. Si legge sulla pagina Facebook di un’altra realtà in prima fila per la riuscita del percorso ( Genera-lab). “Quello che ne è uscito è una temporanea mostra che racconta chi siamo e che dice del nostro incontrarci”. Una sola la regola: nessuna maestra per questo apprendistato artistico e sociale. 

Il laboratorio di integrazione, supportato dall’Osservatorio Regionale Antidiscriminazione Razziale di Veneto Lavoro e Regione del Veneto, ha avuto esiti artistici dalle ramificazioni sottili. Preziose come la “Bellezza” di Yamna Amila che ha creato un cespuglio di perline colorate perché «Questa sono io, che, attraverso l’arte, scopro e riscopro la bellezza. Mia, delle altre donne, di chi me la ha insegnata, del femminile».  Raffinate come i vestiti di Margaret Enabulele che troneggiano nella vetrina della Biblioteca Civica. Ha ritagliato pagine dalle riviste della sua terra e ha creato gonne che sono indumenti-racconti sulle sofferenze delle donne africane, sui loro sentieri personali e collettivi di riscatto. Protagoniste della mostra anche le scuole, con le classi medie di San Martino Buon Albergo. Gli studenti con la tecnica della mail art hanno creato e affisso messaggi che fermano lo sguardo per la loro, così tanto necessaria oggi, purezza.

 

 

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