Ippogrifo produzioni: un anno senza teatro è un anno senza cultura

Barbara Baldo, organizzatrice di Ippogrifo Produzioni, racconta la realtà del centro e le criticità dell'attuale situazione per i lavoratori dello spettacolo.

di Annalisa Mazzolari
Come nasce Ippogrifo produzioni?

«Ippogrifo è un centro che racchiude in sé tre diverse realtà. Nasce vent’anni fa come collettivo di artisti fondato dal regista, drammaturgo e attore veronese Alberto Rizzi e ad oggi unisce figure professionali che lavorano per realizzare tournée teatrali, cortometraggi artistici e soprattutto organizzazione d’eventi».

Come avete vissuto il precedente anno e come state vivendo questi mesi di difficoltà per il vostro settore?

«Proprio per la natura complessa e variegata della nostra produzione siamo riusciti a portare avanti il lavoro grazie soprattutto agli eventi. Con l’apertura estiva abbiamo allestito diverse situazioni, tra cui ad esempio il CAV (cinema all’aperto Verona), e simili. Non ci siamo fermati, nonostante la scelta di non lavorare in streaming sia stata deliberata per una questione propria di linguaggio: il teatro non riesce a realizzarsi come tale attraverso uno schermo, perdendo così ogni forma comunicativa ed empatica che lo caratterizza. Nella definizione di rappresentazione lo spettatore stesso è anche attore, perciò la distanza fisica è una complicazione. Ci stiamo attivando nella ricerca di forme inedite di linguaggio che possano invece avanzare una proposta adeguata alla soluzione digitale. Nel frattempo, nella speranza di un’estate simile a quella dell’anno scorso, lavoriamo per gli eventi della stagione calda».

Cineforum organizzati durante la stagione estiva
Un anno senza teatro, senza cultura e tutt’ora senza un piano che proponga aiuti concreti. Come far sentire la propria voce?

«Ad Aprile teatri e cinema dovrebbero riaprire, ma la realtà dei fatti è che ancora non abbiamo una visione chiara per il rilancio. La bozza stilata per il recovery found non prevede tutt’ora ristori non solo per gli artisti ma per tutta la rete di lavoratori che mette in piedi uno spettacolo. Mancano gli strumenti per affrontare la questione sia nel breve che, specialmente, nel lungo termine; l’obbiettivo sarebbe quello di rendersi sempre più digitalizzati, ma di fatto questa forma non potrà sostituire in alcun modo lo spettacolo dal vivo e senz’altro riduce quell’arricchimento proprio di una performance live che stimola l’emozione e la messa in gioco».

«Non siamo in silenzio, stiamo aderendo a diverse manifestazioni ottenendo riscontri, ma quello di cui abbiamo bisogno sono i fatti. Proprio in questo mese è nata una campagna social, #unannosenzateatro, che cerca in qualche maniera di sensibilizzare soprattutto lo spettatore, evidenziando il nostro mancato riconoscimento in quanto lavoratori. Certamente è un complesso mutamento di mentalità che coinvolge ognuno di noi, ma che deve soprattutto arrivare sui tavoli politici, perché si definiscano le differenze tra strutture amatoriali e non, e soprattutto si tutelino i diritti della categoria nello specifico. Stiamo perdendo il significato del fare teatro, e con esso si dissolve ciò che muove la cultura».

Per rimanere aggiornati sulle attività di Ippogrifo Produzioni visitate il sito www.ippogrifoproduzioni.com e seguite le loro pagine Facebook e Instagram.