Inizia il Tocatì, il festival che si fa città

Il presidente di AGA Paolo Avigo racconta la quindicesima edizione che avrà come ospite d’onore le Regioni d’Europa.

di Giovanna Tondini
Comunità e lotta. Due pilastri della quindicesima edizione del Festival internazionale di Giochi in Strada, il Tocatì. Due termini che sembrano contraddittori. Sembrano, perché a ben vedere veicolano significati complementari. Ciò significa che si può creare comunità, unione, nella lotta? «Il Tocatì crea comunità ludica e tradizionale tra chi viene a praticare il gioco o lo sport. Ma anche comunità tra i cittadini veronesi ed enti, istituzioni, che si trovano a lavorare per un unico festival” – spiega il presidente dell’Associazione Giochi Antichi, Paolo Avigo – In sintesi, si crea una comunità di comunità, cioè “la capacità di una città di farsi comunità per attrarre altre comunità».
E la lotta tradizionale? «La lotta è un confronto acceso. Un momento in cui le comunità si confrontano. La violenza non c’è quasi mai. È un modo per dirimere le questioni, che altrimenti verrebbero risolte in maniera diversa». Avigo ci riporta un esempio concreto: «La lotta tradizionale tirolese prevedeva un confronto che serviva per definire contrasti tra allevatori, nel caso per esempio di definizione dei confini. Come il duello, era un modo per lasciare la comunità protetta da scontri violenti». Anche lo scianco viene spesso additato come gioco pericoloso. «Ma non è insito nel gioco. Sta nei praticanti applicare quel minimo di attenzione per garantire la sicurezza».
Per festeggiare i tre lustri, l’edizione 2017 assumerà un aspetto diverso dal consueto. Non ci sarà infatti un ospite d’onore, ma 20 regioni europee, rappresentate da due giochi:

la lotta tradizionale (12-13 squadre europee, rappresentate da tutta Europa, dall’Islanda alla Grecia, dalla Romania alla Spagna) e la lippa (lo scianco per i veronesi, con 10 formazioni, di cui 3 italiane e 7 europee). Mentre come ogni anno la colonna portante dei giochi tradizionali sarà arricchita da incontri, conferenze, convegni, mostre. Questo sarà anche l’anno in cui si sancisce la collaborazione con l’università di Verona. È stato siglato un protocollo di intesa alcuni mesi fa, per affinare i progetti in corso. Tra questi la “Kidsuniversity”, l’iniziativa che apre l’università alle famiglie e che vede nel venerdì del Festival una preview con i giochi portati negli spazi dell’ateneo veronese. Sempre a Santa Marta sarà presente la mostra di una delle illustratrici più famose del momento, Viola Niccolai, intitolata “Per gioco. L’arte di divertirsi”, visitabile dal 14 settembre al 15 ottobre.
È proprio il confronto tra comunità il motivo che ha spinto l’associazione giochi antichi a candidarsi al registro di buone pratiche dell’Unesco. È un percorso faticoso, fatto da autorità enti, istituzioni internazionali. Su un piano coinvolge le ONG internazionali accreditate presso l’Unesco, su un secondo piano coinvolge istituzioni italiane e internazionali, dal Ministero alla cultura alle commissioni Unesco italiane e straniere. «La via da percorrere per l’accreditamento Unesco poteva essere più semplice, ma ci teniamo a fare le cose fatte bene, con qualità».Insomma, la perseveranza e la tenacia devono essere aspetti insiti in questo Festival, che oggi può godere del primato, non essendoci altri eventi del genere in tutta Europa. E a garantire il successo ci sono un insieme di altri elementi importanti. A partire dalla tematica, quella del gioco, che porta in sé una serie di valori. Se a questo si aggiunge un legame con il territorio si ha la carta vincente. Inoltre, si tratta di esperienze che fanno toccare con mano la storia. «Oggi non basta osservare. Il poter giocare all’interno della città rende le persone protagoniste». E poi c’è il vero segreto del successo del Tocatì: la capacità di creare comunità tra gli stessi organizzatori. Tutti sono volontari. Tutti sullo stesso piano, presidente compreso. «E’ una soddisfazione vedere una comunità di centinaia di persone che trova energia anno dopo anno per ricominciare. Ci sono volontari da tutta Italia, che nel momento in cui cadono nel calderone non riescono più ad uscirne». Era il 2003 quando 10 squadre si trovarono a giocare a scianco nel Cortile Mercato vecchio a Verona. È stato allora che si è aperta una finestra che nessuno si aspettava.