Il film di Anderloni sulla storia di un disertore riabilitato

Scappò dalla prima linea sull’Ortigara per tornare dalla moglie Maria che sapeva ammalata. Voleva abbracciare la figlia Norma, che la guerra e tutta la sua batteria di ingiustizie lascerà poi orfana sia di padre che di madre. Anderloni ne Al Disertore (la prima è venerdì 21 dicembre) racconta la storia di un suo omonimo (il disertore, infatti, si chiamava proprio Alessandro Anderloni), scoperto frugando tra ingiallite fotografie. Tratto da uno spettacolo teatrale del 2009, il film tratteggia il destino tragico di un uomo consegnato alla guerra e profanato da un ricordo negato.

C’è la trincea, dove tre generazioni di giovani si guardano morire. C’è il paese dove le donne si consumano nelle attese. Ma, nel film di Alessandro Anderloni (Al disertore) c’è anche il mondo parallelo, quello di chi decide dei dolori degli altri, a distanza, nel salotto dei potenti. Qualcuno banchetta mentre i soldati al fronte baciano le foto delle loro famiglie, prima di sacrificarsi per motivi che nemmeno sanno ripetere con certezza. Uomini, giovani che non hanno voluto la guerra ma che vi sono stati costretti. Di loro non rimane che un infinito elenco di nomi e cognomi, scolpiti nella pietra.

I monumenti dei caduti erano e sono i simboli di un dolore collettivo. Correlativi oggettivi di una sofferenza dalla quale nessuno era escluso. Questa funzione attenuante della memoria fu negata alla famiglia di Alessandro Anderloni, nato nel 1881 e ucciso nel 1917 dai carabinieri dopo essere fuggito dalla prima linea. Il suo atto di diserzione venne punito anche a distanza di anni. I fascisti, nel 1922, fecero rimuovere il suo nome dal marmo del monumento dei Caduti di Roveré Veronese. Dopo cento anni dalla sua morte, nel 2017, grazie alla sensibilità de Le Falìe, del comune e del Gruppo degli Alpini il suo ricordo è stato scolpito nuovamente su quella pietra, non più martire abrogato di una guerra che non aveva scelto.

Il film, in breve:

La pellicola che sarà proiettata il 21, 30 dicembre e il 2 gennaio al Teatro Orlandi di Velo Veronese, è stata girata proprio lì, sul palcoscenico dell’edificio costruito nel 1948 per ricordare i caduti delle due guerre mondiali. Interamente prodotto da Le Falìe, il film, che verrà distribuito in DVD, è stato interpretato da 30 attori e attrici, nessuno dei quali è professionista. Gli abitanti di Velo Veronese hanno collaborato su numerosi aspetti (per scenografie, oggettistica, allestimenti, catering, logistica). D’altro canto è il “paese in scena” per eccellenza, visto che in trent’anni più di 300 persone dei 750 abitanti hanno calcato il palcoscenico per fare teatro e musica. Alessandro Anderloni è, oltre che regista, anche autore del soggetto e della sceneggiatura, inoltre compositore delle musiche con gli arrangiamenti di Thomas Sinigaglia. La fotografia è di Stefano Bellamoli, il suono di Samuele Tezza. I costumi sono a cura di Giulia Corradi, le scenografie di Luigi Castagna.

 

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