Festa di San Michele, voce alle antiche tradizioni della Lessinia
Si è conclusa ieri in località Maregge, a Bosco Chiesanuova, la Festa di San Michele, che ogni anno celebra le antiche tradizioni popolari e montanare legate al culto dell’arcangelo e agli alti pascoli. La fine dell’estate, infatti, ha in Lessinia un significato speciale: è il periodo che rimanda alla transumanza antica, a quel “descargar montagna” che, proprio il 29 settembre con il giorno di San Michele, viene rievocato e ricordato con calore dalla comunità, grazie anche all’impegno dell’Associazione San Michele.
La Festa di San Michele si è aperta con una processione, dal covile fino alle chiesa, animata dai canti di San Michele, ed è continuata con una messa, alle 10.30, tenuta da Padre Antonio, dei Passionisti, cui si è unito anche un sacerdote argentino, di nome Michelangelo, che si è recato a Maregge proprio per festeggiare il suo onomastico. Dopo la cerimonia cantata, con la musica di Renzo Marcolungo, la comunità si è riunita in festa di fronte alla canonica per pranzare insieme e condividere, in convivio, antiche memorie.
Pier Andrea Tosetto, custode della canonica e docente del Dipartimento Sociologia e Ricerca Sociale all’Università degli Studi di Milano Bicocca, ci ha raccontato telefonicamente come è andato l’appuntamento quest’anno e, facendo un tuffo nel passato, ha ripercorso la storia della tradizione montanara.
«Anche quest’anno la Festa di San Michele ha confermato una grande affluenza – ha spiegato il docente Tosetto – la nostra chiesta ha circa ottanta posti, ma sono venute a trovarci più di duecento persone. È una tradizione sentitissima, quella celebrata da questa Festa, soprattutto per chi viene dalla montagna. San Michele è considerato il patrono dei luoghi di confine e protettore di coloro che svolgono mestieri pericolosi, come i mandriani».
«Esiste una linea ideale – ha continuato, spiegando le origini della tradizione – che parte da San Michele Extra, così chiamato perché è collocato extra moenia, fuori dalle mura di Verona, dove c’è la parrocchia intestata all’Arcangelo, fino a Grezzana, dove c’è la chiesa di San Micheletto, date le sue dimensioni. La chiesa di San Michele, dall’anno in cui fu consacrata, nel 1725, è sempre stata il centro nevralgico delle popolazioni della montagna perché, alla fine della monticazione, i bovini venivano portati a sgravare nei pascoli bassi. E proprio qui, nella piazza di fronte alla chiesa, si barattavano i prodotti di montagna e si mettevano in mostra gli animali più belli: la tradizione del baratto ha procurato quell’effetto “fiera” che poi si è tramutato nelle più grandi “Fiera Cavalli”, a Verona, e “Fiera Bestiame”, alla Podestaria».
«Un’altra figura da ricordare, in questa storia centenaria, è quella di Michele Beccherle, trisnonno di mia nonna materna, che aprì la chiesa alla comunità e fece una legazione, con parte del capitale, per mantenere un sacerdote che potesse celebrare le cerimonie religiose e ricoprisse il ruolo di insegnante. La canonica, quindi, fungeva anche da scuola, frequentata da tanti ragazzi della mia generazione».
«Il giorno di San Michele – ha concluso Tosetto – chiudeva l’annata agraria dei campi e dei pascoli alti: è da qui che deriva il modo di dire popolare, estremamente legato alla natura, “fare San Michele”, nel senso di “fare tasloco”. Ma non solo, questo stesso giorno era quello in cui si tiravano le somme, si pagavano gli affitti, si chiudevano le nuove fittanze, si regolavano i contratti. Una tradizione popolare, montanara e religiosa che noi dell’Associazione San Michele ci impegniamo a tramandare, dal 2008, per far sì che non venga dimenticata la nostra identità».
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