Grande Teatro, chiusura con il Churchill teatrale di Giuseppe Battiston

Dopo il grande successo di Salomè, la rassegna “Il Grande Teatro” (organizzata dal Comune di Verona e dal Teatro Stabile di Verona) si conclude martedì 12 marzo alle 20.45 al Nuovo con l’ottavo spettacolo in programma: Winston vs Churchill tratto dal libro Churchill, il vizio della democrazia di Carlo Gabardini, protagonisti Giuseppe Battiston e Maria Roveran. Dopo la “prima” di martedì repliche tutte le sere fino sabato 16 marzo alla stessa ora. L’ultima replica, quella di domenica 17 è invece alle 16.00.

«Possibile – suggerisce l’incipit dell’indagine storico-umana di Gabardini – che un uomo da solo sia riuscito a cambiare il mondo? Un uomo fatto come gli altri, con un corpo uguale agli altri, le cui giornate erano costituite da un numero di ore che era lo stesso di quelle degli altri. Cosa lo rendeva capace di cambiare il corso della storia, di intervenire sul fluire degli eventi modificandoli? Cosa gli permetteva di non impantanarsi nella poderosa macchina del potere e della politica, di non soccombere agli ingranaggi? La capacità di leggere la realtà? Il contesto? Il coraggio? La forza intellettuale?».

Carlo G. Gabardini (1974), attore, scrittore e conduttore radiofonico italiano, ha rielaborato per il teatro, su misura per Giuseppe Battiston, il suo Churchill, il vizio della democrazia dove viene indagato il mistero dell’ “uomo Churchill” attraverso la magia del teatro, fra politica, eccessi, inconfondibili aspetti caratteriali, battute celebri e momenti privati. Anche il teatro affronta dunque questa grande figura del Novecento dopo il grande successo del film L’ora più buia (2017) di Joe Wright che è valso al protagonista Gary Oldman l’Oscar 2018 come miglior attore.

Politico assurto a icona, Winston Churchill (1874-1965) è per certi versi il Novecento, l’Europa. Forse è colui che, grazie alle sue scelte politiche, ha salvato l’umanità dall’autodistruzione durante il bellicoso trentennio che va dal 1915 al 1945. In un presente onirico in cui l’intera sua esistenza è compresente, Churchill incarna il primato della politica e umanamente è un eccesso in tutto: tracanna whisky, urla, sbraita, si lamenta, ma senza mai arrendersi, fuma sigari senza sosta, tossisce, detta ad alta voce bevendo champagne, si ammala, comanda ma ascolta, è risoluto ma ammira chi è in grado di cambiare idea, spesso lavora sdraiato nel letto, conosce il mondo ma anche i problemi dei singoli, ha atteggiamenti ed espressioni taglienti, e battute che sembrano tweets: «Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre». E ancora, con un potente senso dell’ironia: «Meglio fare le notizie che riceverle, meglio essere un attore che un critico».

Mostrandoci Churchill, il testo finisce per parlare a noi e di noi con una precisione disarmante. Battiston-Churchill – ha commentato la rivista La platea – «è beffeggiante, acuto, austero, affaticato dalla malattia e piegato sul bastone da passeggio (dove nasconde i sigari proibiti), quasi sempre ebbro, sagace, in conflitto con sé stesso e col mondo. Maria Roveran, timida e ligia al dovere, è incalzata e presa di mira dall’irriverente Sir. Il noto sarcasmo non manca di scatenare risate, spesso amarissime, tra gli spettatori».

Per informazioni: tel. 0458006100